Vertice Ue, nulla di fatto sulle nomine Tutto rinviato al summit di fine agosto

MATTEO RENZI

Il vertice Ue di stasera si chiude con un nulla di fatto sulla partita delle nomine a cominciare da quella di Federica Mogherini a Lady Pesc. Ma Matteo Renzi non molla. E nonostante le tante prese di distanza della vigilia che lui bolla come cose «lette sui giornali, qui non ho visto opposizioni» o «messaggi negativi» verso il suo ministro degli esteri, ribadisce che quel ruolo di Alto rappresentante della politica estera spetterà al Pse. E «non c’è altra candidatura di quella italiana», dice parlando anche di una «sintesi» con Hollande e la Merkel. «Ma poi se c’è uno più bravo dei nostri ce lo dicano…», stigmatizza.

Senza lesinare stoccatine: «ci hanno fatto venire qui, l’ho detto anche a Van Rompuy – per un accordo che non c’era. La prossima volta basta un sms, almeno risparmiano i costi dei voli di stato, anche se è stata una bella occasione per vederci e fare gli auguri di compleanno alla Merkel», aggiunge non sottraendosi anche ad un altro nodo spinoso della giornata. Quei rumors, ventilati poi smentiti – ma che restano alla cronaca di una giornata dove si è cercato, senza successo, un compromesso – che rilanciavano anche il nome di Enrico Letta al Consiglio Europeo. «Se c’è un nome italiano – oggi ho letto di Letta o, stamattina, di Monti – siamo aperti a qualsiasi posizione. Ma se quel nome non c’è…», aggiunge ribadendo la sua posizione di sempre: nessuno gli avrebbe mai proposto il nome del suo predecessore a Palazzo Chigi. E anche oggi – dice chi gli è vicino – quel nome non gli è stato prospettato. Neanche nel breve faccia a faccia che ha avuto con Van Rompuy prima dell’inizio del lavori durante il quale il presidente del Consiglio Ue lo avrebbe solo informato che, vista la difficoltà nel comporre il pacchetto, sul tavolo c’era, come poi avvenuto, la strada del rinvio del vertice.

Renzi riparte per Roma senza quel risultato che sperava di portare a casa, la nomina del capo della Farnesina a ministro degli Esteri europei dopo un vertice difficilissimo cui lui era arrivato mettendo in chiaro che «l’Italia chiede soltanto rispetto, non una posizione o un’altra. Quel rispetto che si deve a tutti i Paesi e ad uno fondatore», aveva detto arrivando allo Justus Lipsius, senza nascondere l’ira – o per lo meno la delusione – per quella fronda anti-Mogherini che alla vigilia qualcuno diceva contasse 10-11 paesi. Che lui ridimensiona ma che resta agli atti nelle parole che fonti del Ppe hanno attribuito a Van Rompuy nell’incontro con i popolari: «non ha la maggioranza». Un dato, certo tutto da verificare, che comunque ha escluso a priori anche quella `conta´ che Roma aveva ipotizzato ieri parlando dell’ipotesi di andare al voto di maggioranza, così come avvenuto per la nomina di Juncker. Ora la partita non solo resta aperta. Ma di fatto si riapre e le prossime settimane saranno cruciali per trovare un accordo – a cominciare da Lady Pesc – che al momento sembra non certo alla portata.

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