Verdini: «La crisi di FI è un dolore. In molti verranno da noi»

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«Io non porto nessuno. Penso che ci sia una grande riflessione dentro Forza Italia per la situazione di disagio che si è creata. Noi abbiamo partecipato attivamente alla riforma del Senato, alla legge elettorale, e ci siamo sempre detti pronti a votare le riforme fatte bene». Così il leader di Ala, Denis Verdini, alla trasmissione «In mezz’ora» su Raitre, ha risposto alla domanda se stia «portando» altri esponenti di Forza Italia dalla sua parte, in particolare tre parlamentari. Aggiungendo: «Sono in molti». E sulla compagine parlamentare ha spiegato: «Contiamo di raddoppiarla, nel giro di un mese, un mese e mezzo. Mi auguro che l’azione che ho fatto porti a compimento questa legislatura costituente – ha sottolineato – Tutte le idee sono buone, ma i numeri sono essenziali, ci si dimentica che il Parlamento è fatto di numeri, e non c’è il vincolo di mandato. I conti si fanno quando si andrà a votare, nel 2018».

Comunque, ha aggiunto parlando della situazione critica che sta vivendo Forza Italia, «mi dà ragione, ma è un dolore. Non sono felice, Fi è stata una grande avventura di questo Paese». Verdini ha poi anche parlato del famoso «patto del Nazareno».«La legislatura nasce costituente – ha spiegato – e il Patto era il ritorno di Berlusconi nella politica attiva, mentre Renzi era in grado di portare il Paese fuori dalle secche». «Non è vero», ha poi risposto Verdini alla domanda se nel Patto fosse inclusa anche una sorta di «salvacondotto» per Berlusconi.

Il leader di Ala poi ha parlato della vicenda Banca Etruria e della mozione di sfiducia verso Maria Elena Boschi: «Non vedo un conflitto di interessi. So come funzionano le banche territoriali, sono migliaia di soci che determinano il management. Mi sembra molto strumentale questa situazione. Questa Italia deve anche un po’ cambiare, c’è sempre questo preconcetto del complotto». Comunque, ha aggiunto Verdini, «se i correntisti sono stati truffati, hanno diritto a essere rimborsati. Se ci sono state delle cose sbagliate è giusto che paghi chi le ha fatte». Concedendosi anche una battuta sui procedimenti giudiziari nei suoi confronti: «Bancarotta è un termine nato a Firenze. Allora la banca si faceva sul banco, quando uno non corrispondeva uscivano le guardie che spaccavano il banco, da qui bancarotta che è diventato un termine mondiale». Da «alleato» è positivo anche il giudizio sul lavoro del premier: «Renzi è più europeo rispetto alle beghe italiane. Dice che non c’è il partito della nazione, ma il partito della ragione, e in questo mi riconosco molto».

Il Tempo