Ventura, la Germania impegno troppo duro? E’ stata peggio di un’amichevole

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Raramente si è visto, a livello di nazionali, qualcosa di peggio di Italia-Germania. D’accordo l’approccio sperimentale delle due squadre, d’accordo la relatività del risultato, d’accordo la necessità di provare calciatori semi-esordienti o esordienti (soprattutto la Germania, in verità), ma da quella che era stata pomposamente etichettata come “amichevole mai” era lecito aspettarsi qualcosa di più di uno sgonfio 0-0.

Onestamente sarebbe potuta finire 1-1, ma nessuna delle due squadre avrebbe meritato di vincere. L’Italia perché ha tirato pochissimo in porta e l’unica volta in cui l’ha fatto pericolosamente ha colpito il palo con Belotti,quasi sul finire di gara. La Germania perché ha tenuto di più la palla e “fatto” maggiormente la partita, ma con Muller centravanti non avrebbe segnato mai. Ci è riuscita con Volland, il sostituto, ma l’arbitro portoghese Soares Dias ha annullato per un fuorigioco visibile solo con la Var (la video assistenza all’arbitro), che era alla seconda sperimentazione dopo Bari.

Giampiero Ventura avrebbe preferito un avversario di minor impatto rispetto alla Germania, poi ha capito che neppure i tedeschi avrebbero fatto sul serio (fuori sette titolari) e si è tranquillizzato. In pratica di irrinunciabile nella nostra nazionale c’era la dorsale composta da Buffon, Bonucci, De Rossi più Immobile e Belotti. Gli altri, a diverso titolo, entrano ed escono, soprattutto se guardiamo agli esterni dove hanno agito Zappacosta e Darmian.

Semi-nuovo anche il sistema di gioco. Dal 4-2-4 con il Liechtenstein, il c.t. è passato al 3-4-3 anche se, ad onor del vero, in fase difensiva si notava la vicinanza con un 5-3-2 (o un 5-2-3), sintomo di un qualche eccessivo timore nei confronti dell’avversario. Loew, informato sommariamente delle intenzioni di Ventura, ha schierato tre difensori, quattro centrocampisti più Gundogan e Goretzka a sostegno di Muller che punta non è, né può diventarlo se di luna stortissima come è sembrato. L’intento era quello di creare una sorta di uno contro uno, confidando nella superiorità tecnica e fisica dei tedeschi.

Non è andata propriamente così. Sia perché l’Italia si è abbassata molto, difendendo con ordine, sia perché “questa” Germania non poteva essere superiore all’Italia. Certo, soprattutto nel primo tempo, ha avuto qualche opportunità in più. Tuttavia bisognerebbe essere proprio generosi per chiamarle occasioni. Buffon ha fatto due uscite basse: su una ha chiuso lo specchio a Goretzka, solo, ma laterale, davanti alla porta; sull’altra ha abbrancato in presa bassa sui piedi di Gundogan. Buona anche una combinazione Gundogan-Muller-Gundogan, ma la conclusione è stata di una tale modestia che anche la sola segnalazione mi sembra eccessiva.

Purtroppo, se ho parlato di una partita brutta, qualche ragione risiede anche nell’atteggiamento quasi del tutto passivo dell’Italia nel primo tempo. In avanti si è intravista tre volte: con un tiro alto di Belotti, con un tiro fuori di Immobile e con uno centralissimo di Rugani (dicesi Rugani).

Cronisti e opinionisti televisivi si sono quasi esaltati per il nostro secondo tempo. Personalmente non sono dello stesso avviso, anche se va riconosciuta all’Italia una manovra più spigliata e, seppur a tratti, più aggressiva. Se, però, da una parte usciva Hummels ed entrava Tah, dall’altra Donnarumma prendeva il posto di Buffon e Astori quello di Romagnoli, non un cambio a perdere.

A metà ripresa è entrato l’uomo che avrebbe potuto dare una svolta e un senso ai tentativi azzurri: Bernardeschi. Infatti, su un contropiede ben congegnato, Immobile prima allungava la difesa tedesca e poi gli offriva il pallone per un agevole vantaggio: il tiro, più piazzato che potente, è finito  tra le braccia di Leno.

Null’altro che non sia stato già detto (il gol di Volland annullato per fuorigioco, ma visibile solo dalla VAR, e il palo pieno di Belotti), null’altro che non sia stato sperato. Italia-Germania a volte è peggio di un’amichevole.

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