Ventimila in strada con spugne e scope «Milano riparte»

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L’autoelogio della ragazza con la tuta bianca fa il giro del corteo: «Siamo il white bloc». Spugna e detersivo per pulire i muri imbrattati (dal black bloc), e un bel sorriso da regalare ai fotografi in cerca di un’immagine-simbolo che possa raccontare questa giornata. Una domenica tranquilla come il corteo che l’attraversa, e a suo modo rivoluzionaria com’è rivoluzionario il «senso civico» di migliaia di persone che scendono in strada per rimettere a posto ciò che altri hanno distrutto. «Siamo ventimila» dirà alla fine il sindaco Pisapia, largheggiando. Ma è, il suo, un entusiasmo comprensibile.
IL CORTEO ALL’INCONTRARIO
Milano spesso sa essere sorprendente. Nelle stesse vie del centro dove venerdì infuriavano gli incappucciati con molotov e spranghe adesso marciano famiglie al completo, studenti, signore d’una certa età, militanti politici in forma anonima. Partono da piazza Cadorna e vanno verso la Darsena, facendo a ritroso il percorso del corteo del primo maggio. Sono più del previsto. Un furgoncino del Comune distribuisce tute, guanti, spugne, liquidi che dovrebbero corrodere la vernice delle scritte No Expo e chi vuole – lo vogliono soprattutto i ragazzi – si mette a pulire.
Prima che il corteo s’incammini Pisapia deve accontentarsi di un megafono: «Questa è la festa della Milano che unisce, che reagisce, che dice no a ogni sopruso e violenza». Negli applausi che l’accompagnano ci sono orgoglio, campanilismo, voglia di riscatto. «Saremo al centro del mondo per sei mesi» dice ancora il sindaco «Ne siamo orgogliosi e vogliamo dire che nessuno deve toccare la città perché altrimenti si ribella». Però è una ribellione col sorriso sulle labbra.
In realtà il lavoro dei «volontari pulitori» è più che altro simbolico. Le strade sono linde, le auto danneggiate sono state già portate via, le vetrine quasi tutte sostituite. All’angolo fra via Carducci e corso Magenta una banca devastata dagli incappucciati è tutta linda e illuminata. Ci sono ancora un po’ di scritte sui muri da togliere, ma la candeggina dei volontari può fare poco, dovranno venire le squadre specializzate per farle svanire del tutto. Poco importa, quel che conta è cancellare la vergogna.
Hanno dato un nome a questo orgoglio: Nessuno tocchi Milano. E pure il presidente Mattarella, quando ha saputo che si stava organizzando la marcia, ha chiamato il sindaco: «Voleva dirci che è entusiasta della risposta che stiamo dando. E che diamo un esempio a tutto il Paese».
OH MIA BELA MADUNINA
Non ci sono bandiere, solo un tricolore sventolato da un anziano in bici. E non c’è politica. Qualcuno intona «Bella ciao», ma poiché c’è chi la giudica «troppo di sinistra» il coro si smorza presto. Cantano l’Inno di Mameli e all’arrivo gli altoparlanti sparano «Oh mia bela madunina».
Alla Darsena l’epilogo è fatto di poche parole. Roberto Vecchioni, il cantante, dice che i milanesi «in certi momenti sanno dimostrare un senso di appartenenza che non ha eguali». Pisapia dice che la violenza di qualcuno «vuole impedire a ognuno (anche chi è critico con l’Expo) di esprimere le proprie idee». E Claudio Bisio, l’attore presentatore, si rivolge al sindaco che ha già detto di non volersi ricandidare: «Giuliano ripensaci».

Il Messaggero