Vatileaks, Balda: ho passato documenti, ero pressato. Il monsignore accusa Chaouqui marito e giornalisti

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«Sì, ho passato documenti ai giornalisti». Incalzato dalle domande dei promotori di giustizia, monsignor Lucio Vallejo Balda fa le sue ammissionei nel processo Vatileaks 2. «Ha dato a Nuzzi l’elenco di 5 pagine con 87 password della sua mail alla Commissione Cosea?» gli viene chiesto. «Sì, ma avevo la netta sensazione che le possedesse già». Nel suo interrogatorio in aula, che continuerà domani, Vallejo ha comunque descritto il clima di pressioni e condizionamenti che dopo il termine dei lavori Cosea subiva da Francesca Chaouqui che si era qualificata come la «numero due» dei servizi segreti italiani.

Balda, numero due della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede e segretario della Commissione d’inchiesta sulle finanze vaticane Cosea, riarrestato nei giorni scorsi dalla Gendarmeria Vaticana per un presunto tentativo di inquinamento delle prove, e’ stato il protagonista dell’udienza di oggi . L’imputato ha confermato di aver dato documenti e password ma ha affermato di essersi sentito «sollecitato» a farlo dai giornalisti e ha spiegato di averlo fatto in una situazione di forte stress (documentata da certificati medici gia’ agli atti). Inoltre ha detto che le password e i documenti erano gia’ a disposizione del marito della Chaouqui, Corrado Lanino, che era l’informatico della Cosea e dal quale ha riferito di essersi sentito condizionato. Avrebbe fatto pressioni per un posto di lavoro in Vaticano per la moglie, dicendo che essendosi impegnata nella Cosea la signora aveva perso altri incarichi.

Balda ha anche affermato che Fittipaldi gli aveva promesso documenti sulle vicende di Pell in Australia e che gli aveva detto che Nuzzi faceva parte «dello stesso mondo della Chaouqui». Secondo Balda, la signora Chaouqui – con la quale ha confermato di aver avuto un momento di fiamma una notte a Firenze – lo avrebbe anche invitato a un pranzo con Gianni Letta, Paolo Berlusconi e Luigi Bisignai e promesso un colloquio personale con il presidente Usa Obama. Infine un giorno davanti a Porta Sant’Anna, visto che il loro incarico in Cosea arrivava a scadenza, la signora avrebbe detto a Balda: «abbiamo bisogno di aiuto e solo la mafia può aiutarci». «Avevo paura – ha detto Balda – di essere perseguitato e per la mia integrita’ fisica. Avevo paura ed ero in momento di forte stress. Stavo in una situazione senza uscita».

Quando Balda ha riferito la frase di Fittipaldi «guarda che in questo mondo c’e’ anche Nuzzi», il giornalista dell’Espresso ha fatto un gesto interrogativo per comunicare di non aver mai detto questo. A sostegno invece della sua convinzione che Nuzzi avesse gia’ avuto le password e i documenti da Lanino, monsignor Balda ha detto che nel libro Nuzzi ci sono versioni precedenti dei documenti, mentre lui aveva dato al giornalista le versioni aggiornate. «Del mio comportamento – ha concluso Balda – mi vergogno come sacerdote e avevo tentato di informare in luglio la Segreteria di Stato con una lettera che non entrava in particolare, ma senza ricevere risposta».

L’audizione del prelato spagnolo detenuto in Vaticano, che continuerà domani, è iniziata dopo che il Tribunale presieduto da Giuseppe Dalla Torre ha ordinato che il processo continuasse in contumacia per Gianluigi Nuzzi (assente perché domani impegnato in un’altra udienza penale a Milano) e ha acquisito agli atti, su richiesta della legale della Chaouqui Laura Sgrò, la denuncia-querela presentata dall’imputata stamane in Vaticano contro il giornalista spagnolo Gabriel Ariza del sito infovaticana.com, per un articolo sul nuovo arresto di Vallejo, e le cartelle cliniche sulla gravidanza della stessa Chaouqui gli eventuali rischi di parto prematuro.

Il Sole 24 Ore