«Valuta tu, ma meglio se lasci» Renzi vuole chiudere in fretta

Matteo Renzi

«Vedi tu, ma prima lasci e meglio è. Anche per te». Ripetute telefonate con l’interessato, pressing sui ministri Ncd, ma Matteo Renzi non cambia la sua idea: Lupi dovrebbe dimettersi. L’umore del presidente del Consiglio è pessimo. L’inchiesta di Firenze complica la già difficile partita in corso con la magistratura che ancora una volta prova a dettare tempi e contenuti al legislatore. Renzi resiste anche su quel fronte replicando per le rime al presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli.
RIFLETTORI

Renzi non intende lasciare spazi a nessuno ed è pronto a rivendicare alla politica la capacità di correggere i propri errori. Anche quando riguardano un ministro importante del suo governo e – spiega – «soprattutto ora che il Paese rialza la testa grazie alle riforme che abbiamo voluto e a ciò che a Francoforte si fa anche a seguito della nostra battaglia». A poco più di un mese e mezzo dall’Expo, ad otto mesi dal Giubileo che accenderà ancor di più i riflettori di tutto il mondo sul nostro Paese, Renzi non vuole macchie sul suo governo. E’ per questo che vorrebbe le dimissioni di Lupi dal ministero delle Infrastrutture senza doverle chiedere. E’ per questo che ieri ha disertato all’ultimo momento la presentazione del libro di Graziano Delrio il quale sostiene che Lupi «ci sta pensando». A giudicare dall’immediata reazione («non penso a dimissioni») per il ministro del Ncd Delrio si sarebbe spinto oltre, ma per palazzo Chigi è questione di ore o di giorni. Al punto che il previsto incontro serale con Renzi salta mentre Alfano riunisce il partito. «Anche se non è indagato, ci sono ragioni di opportunità politica che non possono essere sottovalutate», sostengono i più stretti collaboratori del premier. A Renzi non serviva Civati per ricordargli che chiese le dimissioni del ministro Cancellieri e che Josefa Idem dovette lasciare il ministero per una questione di Ici. L’inchiesta di Firenze, al di là delle valutazioni giuridiche, evidenziano per Renzi proprio le modalità «opache e clientelari» che intende combattere e con le quali ha dovuto fare i conti sin dai primi giorni del suo mandato con l’inchiesta sull’Expo. Salvato l’appuntamento, «che qualcuno ci chiedeva di cancellare», Renzi è furioso e ricorda in queste ore di aver chiesto più volte a Lupi di smantellare immediatamente la struttura tecnica di missione guidata da Ercole Incalza.
MESSAGGIO

Ad Alfano, incontrato più volte nel corso della giornata, il presidente del Consiglio ha detto di non volere uno scontro con il partito alleato e che le dimissioni ”spontanee” sarebbero la soluzione migliore anche per non compromettere il lavoro del governo sul fronte della lotta alla corruzione. Un impegno, questo, sul quale il premier ha investito molto in questi mesi nelle sue missioni all’estero nel tentativo di recuperare capitali stranieri. Il repulisti nel ministero di Porta Pia, Renzi lo pretende e starebbe già lavorando sul nome del successore in modo da procedere in tempi rapidi alla successione e altrettanto rapidamente procedere con lo «smantellamento delle centrali di potere». Gira la voce, per la sostituzione, dell’ex sindaco di Bari Emiliano, ma lui smentisce. La moral suasion nei confronti del ministro, che intende difendersi in Parlamento, è destinata a tramutarsi presto in pressing e poi in ultimatum. Ieri pomeriggio è toccato a Matteo Orfini, presidente del Pd, definire «inquietanti» alcune cose emerse dalle intercettazioni. Messaggio chiaro in vista della mozione di sfiducia presentata da M5S e Sel.

Il Messaggero