Valentino da poster

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L’inverno non è stato un lampeggiare di lucciole. Valentino Rossi versione 2014 è altra cosa rispetto all’anno scorso, quando raccattava briciole di felicità: una vittoria, 6 podi complessivi, ma anche 8 quarti posti amari. Perdere da Marc Marquez — ma solo per 259 millesimi — ci può stare, ma per il suo secondo posto non deve ringraziare Dani Pedrosa che sembra, soprattutto qui, intimorito dai protagonisti, e nemmeno il suo compagno Jorge Lorenzo che ha pensato di risolvere di forza un fine settimana difficilissimo e si è buttato per terra alla 2acurva, quando era opportuno aspettare un attimo: scappare era impossibile.

Fenomeno Il Piccolo Diavolo è impressionante. Ha dimenticato la gamba destra fratturata, che ancora lo fa zoppicare (prima del via ha fatto un’iniezione di antidolorifico) e ha accettato a viso aperto la battaglia con questo Valentino in versione grandi imprese. L’anno scorso proprio all’ultimo giro aveva vinto Valentino (ma il ragazzino era al debutto). Ora la rivincita valeva la vittoria e si è visto per la cattiveria e la grinta messa da tutti e due negli 8 sorpassi (4 solo al penultimo giro) realizzati nei momenti che contavano per la vittoria.

Grinta Ma la cosa più incoraggiante è aver visto la reazione di Rossi alla fine: contento sì, ma anche arrabbiato per non essere riuscito a vincere. Il giusto approccio per chi ha dentro il fuoco sacro, anche se questo è il suo 19o anno di Motomondiale. L’animo giusto per lanciarsi in un campionato da grandissimo protagonista. Ma le emozioni non sono state solo per le due stelle. Abbiamo detto della stupida caduta di Lorenzo, che lo fa partire ad handicap in una stagione che si annuncia durissima. Ma subito per terra, al secondo giro, si è buttato anche Andrea Iannone, che ha sprecato una occasione gustosissima: nel warm up era stato il più veloce e nella rincorsa dal fondo ha macinato posizioni, risalendo fino al decimo.

Mucchio Ma a rotazione ci sono stati tanti altri protagonisti nel bene e poi nel male. Stefan Bradl è stato in testa 8 giri, poi si è buttato a terra. Idem Bradley Smith, per la prima volta con i grandi, e sdraiato quando era stato anche a portata di podio. Ancora peggio Alvaro Bautista, fortissimo all’inizio, poi confuso con errori a raffica, quindi sul podio davanti a Pedrosa, infine a terra quando mancavano solo due giri. Addio divertimento.
Diligente Così ai piedi del podio è andato l’atteso Aleix Espargaro che con le 2 cadute in prova aveva spuntato le sue frecce (mentali) e distrutto le moto. Con una sola Yamaha rabberciata e, partendo dalla quarta fila, è stato bravo a risalire la corrente fino al massimo dei suoi obiettivi: giudizioso, senza fare altri danni. Una prova di maturità che darà buoni frutti nelle prossime gare.

Rosse Così come per la Ducati e, soprattutto, per Andrea Dovizioso, 5odavanti al compagno Cal Crutchlow nel panico alla fine perché l’elettronica dava i numeri. Forse Andrea aveva sognato un 28° compleanno sul podio, ma il 5o posto (certo con tante cadute davanti…) è un incoraggiamento. Soprattutto perché i 40 secondi rimediati dalla Desmosedici a Valencia nell’ultimo GP dello scorso anno (dall’ex compagno Hayden) sono diventati 12: un bel salto in avanti anche se la pista è favorevole. E passi in avanti fanno anche le Honda «production» che (con la gomma dietro morbida) cancellano un inverno disastroso: il 7o posto del debuttante Redding è da incorniciare. Un incoraggiamento sono anche i 2 punti per Danilo Petrucci, con un’Aprilia ancora tutta da sviluppare: solo tre giorni di test. E ora in America, ad Austin, regno di Marquez (prima vittoria in MotoGP). Se qui ha vinto, lì dovrebbe fare sfracelli. Speriamo che i nuovi regolamenti ci mettano una pezza…

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