Usa a caccia dei capi Isis «Ma Al Baghdadi è vivo»

ISIS 3

Forse lui non è morto, forse non è neanche ferito. Ma quel che è certo è che se il capo supremo di Isis, Abu Bakr Al Baghdadi, è scampato alle bombe americane, un gruppo di suoi luogotenenti è stato invece spazzato via. Si sospetta che fra questi ci sia anche il suo vice, Abu Muslim al-Turkmani. E questo, secondo gli esperti di terrorismo, costituisce una vittoria altrettanto importante. Quando il presidente Obama ha spiegato – un mese fa – che bisogna «deteriorare» il gruppo terrorista, per poterlo distruggere, voleva riferirsi proprio ad azioni di questo genere: decapitare la piovra. Se in un gruppo piramidale, come sono le associazioni terroriste tipo Isis o Al Qaeda, vengono fatti fuori i leader storici, i fondatori stessi del gruppo, si crea la necessità di sostituirli, e spesso si trovano solo capi meno preparati, magari meno dediti alla causa. Ecco dunque perché la missione contro il convoglio a Mosul, avvenuta durante il fine settimana, viene vista con soddisfazione dagli americani, anche se il califfo nero non faceva parte del gruppetto che è stato spazzato via. Tra l’altro, hanno sottolineato in via privata fonti del Pentagono e lo ha confermaio il presidente Obama in un’intervista alla Cbs, finalmente l’intelligence in loco sta dando informazioni corrette. Nella prima fase della missione militare contro il Califfato terrorista ci sono stati vari errori, proprio per la mancanza di informatori affidabili a terra. Ma i raid sono diventati sempre più precisi. E almeno mille combattenti di Isis sono stati uccisi nel corso di poche settimane, confermano al Pentagono.
SUL FRONTE

La cronaca del fronte ieri si era però arricchita di altri fatti significativi: Isis segnava un punto a proprio favore, grazie alla conversione del gruppo Ansar Beit Al Maqdis, che dalla Penisola del Sinai ha giurato fedeltà a Isis e ha deciso di fondersi con essa. Viene anche notizia che il Califfato avrebbe spedito una squadra avanzata in Pakistan, per creare tensioni fra sciiti e sunniti in quel Paese che già vive in un condizioni di continua fragilità. L’Isis tuttavia non sta vincendo a man bassa, come nei primi mesi della sua avanzata in Siria e Iraq. La presa di Bagdad, che alla fine di agosto sembrava una reale possibilità, non è avvenuta, in parte anche per la presenza di militari iraniani nel sud del Paese. Il presidente Obama non ha negato di sapere che Teheran sta combattendo contro l’Isis. Anzi ha coniato una nuova parola per indicare il rapporto che si è creato con il governo iraniano: «Diciamo che si tratta di una deconflittualizzazione. Loro hanno delle milizie intorno a Bagdad. Lo sappiamo, e non li disturberemo, sempre che loro non disturbino noi. Ci stiamo concentrando a combattere contro un nemico comune».
LA NUOVA FASE

Il presidente ha confermato che la lotta contro il Califfato è entrata in una nuova fase, ora che ha deciso di aumentare la presenza militare americana in Iraq e di inviarvi altri 1500 soldati. Il loro compito sarà di addestrare le truppe irachene e quelle curde: «I bombardamenti sono stati molto efficaci e ora abbiamo bisogno di rafforzare la vittoria con le truppe di terra. Toccherà agli iracheni e ai curdi respingere Isis a terra. Ma noi li addestreremo, ci hanno chiesto il nostro aiuto».

Il Messaggero