UNO STADIO DIPINTO DI BIANCO E CELESTE

LAZIO PARMA

ROMA Miracolo all’Olimpico, sarà record sugli spalti: 50mila presenti, tutti a urlare insieme “Vola Lazio vola”. Anche questo è uno scudetto: l’amore che cresce, il tifo che rifiorisce partita dopo partita, impresa dopo impresa. Erano oltre 40mila, i tifosi, col Verona. Il sorpasso sulla Roma adesso non basta più. I laziali fanno persino la corsa su se stessi: con l’Empoli lo stadio imploderà di gioia, sarà un’unica maglia biancoceleste. Scordatevi il deserto (della scorsa stagione), adesso siamo in Primavera. Scordatevi il passato, dopo Napoli, paisà. I tremila a Termini, il delirio a Formello alle 3 di notte, mica per un titolo, per un assaggio d’eventuale gloria. Primo obiettivo raggiunto: riconquistata la gente. Quella che spingeva la palla di Fiorini in rete col Vicenza nell’annata del -9, quella che piangeva al tricolore del Maestro. Anche allora gli abbonati erano circa 18mila, anche allora s’innamorarono di un gruppo e di un mister. Perché i laziali non si vendono per un risultato, sposano un gioco, lo spirito degli uomini, il rispetto della storia e dei sentimenti. Ecco perché Lotito che non straparla e si coccola un popolo è un’altra conquista. Ecco perché sbirciare Pioli e i suoi ragazzi in cerchio al San Paolo – a cantare “So’ già du’ ore” – provoca un meraviglioso magone nello stomaco. O laziale è nnammurato, domani batticuore a ogni passaggio dai tornelli.
CHAMPIONS Oggi la Lazio fa di nuovo storia. E’ la storia di un amore all’infinito. Come ieri, come oggi. E magari come domani. Perché adesso il tifo biancoceleste è concimato con prospettive seducenti. I colpi del Tare “maturo” sono ammalianti: Felipetto impazzito, il muro de Vrij, Biglia sempre nella buca giusta. Questa è una squadra dei sogni e nessuno vuole svegliarsi. In quest’universo onirico (che poi è la realtà) il secondo posto è lì a un passo. E pensare che Pioli, accolto con la puzza sotto il naso, “ci portava in C”. La lettera era giusta: intanto come Cina (la Supercoppa di Shangay), presto come Champions. Domani, con otto giornate d’anticipo, Stefano da Parma avrà la chance per doppiare subito l’accoppiata Petkovic-Reja, a quota 56 punti alla fine della scorsa stagione. Si giocherà alle 15 con l’Empoli, quasi una notizia: contro la squadra toscana sarà solamente la quarta volta che i biancocelesti scenderanno in campo nel pomeriggio in questo campionato. Contro il Cesena il 14 settembre finì 3-0, con il Sassuolo – il 5 ottobre – la gara terminò con un rocambolesco 3-2; col Palermo, bolide di Candreva e 2-1. Tre gare, 9 punti, en-plein ben augurante per centrare gli otto successi consecutivi adesso. Come Delio Rossi.
LE NOVITÀ Esplosione d’entusiasmo e ottimismo. In questo clima, s’accende Keita-mina. Il suo ingresso aveva spaccato il match del Sant’Elia, a Napoli era squalificato. Come prima punta o esterno, con Mauri falso nueve, il Balde giovane tornerà dall’inizio al posto di Klose. Fattore K conservato, aspettando Djordjevic: ieri il serbo si fotografava in famiglia con la piccola Noel, poi riappariva finalmente in gruppo a Formello. In mezzo ad altre novità: possibile ritorno alle origini per Lulic, provato interamente come terzino per rimediare all’assenza di Radu. Braafheid al San Paolo non ha convinto, ma rimane comunque in ballottaggio a sinistra per un posto con il solito eroe di Coppa: 18esimo gol per Senad col Napoli, ha superato Fiore e Oddo e ora aspetta il rinnovo. Magari lo immortalerà con un selfie vero stavolta. A proposito: l’immagine sui social del nasone operato di Marchetti, domani toccherà ancora a Berisha in porta. Davanti a Etrit, Cavanda sostituirà lo squalificato Basta. E da ieri, nel ballottaggio con Cana per un posto al fianco di de Vrij, entra a sorpresa Ciani. Per caratteristiche, il più simile a Mauricio. I laziali s’aspettano un guerriero.

IL MESSAGGERO