Un’Italia “double face” Bce: deve abbattere il deficit. Ue: bene le riforme

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BRUXELLES La scossa del premier Matteo Renzi si sente anche a Bruxelles e Francoforte, ma per ora l’Europa non si sbilancia: da una parte plaude alle riforme che chiede da tempo, dall’altra ricorda all’Italia che i vincoli europei vanno rispettati, che la situazione di bilancio è delicata, che il pareggio atteso per quest’anno è già slittato, e che il debito, da ridurre al più presto, è ancora tutto lì. Ma la valutazione approfondita delle misure arriverà solo ad inizio giugno, dopo che Bruxelles avrà studiato il Piano nazionale di riforme da consegnare ad aprile e il programma di stabilità con il bilancio aggiornato.
IL PREMIER Renzi però non mostra il fianco, anzi ricorda il crollo della fiducia nei confronti dell’Ue. Così rassicura («rispetteremo tutti gli impegni e conti in ordine non per la Ue ma per i nostri figli») e risponde anche per le rime: «Dobbiamo fare in modo che l’Europa sia l’Europa dei popoli e dei cittadini e non solo dei vincoli». E si spinge a dire che «l’Europa ha più bisogno dell’Italia di quanto l’Italia ha bisogno dell’Europa».
LA BCE Un allarme sui conti italiani arriva anche dalla Banca centrale europea. La Bce nel suo bollettino mensile ricorda quanto messo nero su bianco dalla Commissione europea già a novembre: all’Italia servono «ulteriori misure di risanamento» per raggiungere quel pareggio di bilancio che con il Fiscal compact è stato scritto in Costituzione. Il richiamo Bce è «condivisibile», dice Renzi «ma il documento è di dieci giorni fa». È una valutazione condivisa anche dal ministero dell’Economia, che avvierà presto un confronto con Draghi per illustrare la strategia dell’Italia nel medio periodo.
I CONTI Gli sforzi in più richiesti all’Italia sono noti da tempo: il pareggio di bilancio si doveva raggiungere già nel 2014, ma con l’ultima legge di stabilità il Governo l’ha spostato al 2015. La Commissione sarà flessibile se vedrà avviare quell’aggiustamento (0,5%-0,6%) per tendere a un bilancio in equilibrio. Il dato che preoccupa Bruxelles non è il deficit nominale che dall’anno scorso è sotto il 3%. Ma il deficit strutturale, quello da cui dipende anche la discesa del debito. Per quest’anno è allo 0,6%, nel 2015 sale allo 0,8% invece di scendere verso il pareggio.
IL DEBITO Raggiungere e mantenere i conti in pareggio è importante anche per rispettare la nuova regola del debito, prevista dal Fiscal Compact: se un Paese con debito sopra il tetto del 60% non avvia un percorso di riduzione, scatta una procedura che impone la riduzione di un ventesimo all’anno, pena sanzioni. Ma se il bilancio fosse in pareggio, la correzione del debito sarebbe automatica. Perciò Bce e Commissione ricordano all’Italia «la necessità di rispettare i suoi impegni su patto di stabilità e crescita». Ma, a parte i conti, il giudizio sulle riforme è positivo: lavoro, semplificazione istituzionale e pagamento dei debiti della Pa.