Unioni gay, il Colle perplesso E il Pd prova a cambiare il testo

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Per la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà «il testo del disegno di legge sulle unioni civili è pienamente costituzionale», ma ad avere dubbi sono veramente in molti, dentro e fuori il suo partito. Così per venire incontro alle valutazioni sposate anche dal Colle sul rischio di una equiparazione tra unioni civili e l’istituto del matrimonio, il che sarebbe sì anticostituzionale, il Pd è pronto a numerosi ritocchi.

«Sul ddl sulle unioni civili, nonostante l’ostinazione con cui la Cirinnà si affanna a difenderlo, ritenendolo intoccabile, si vanno addensando ombre sempre più scure», spiega Paola Binetti, deputato di Area popolare (Ncd- Udc). «Dopo le dichiarazioni del cardinal Bagnasco, che ha fatto sua l’intera proposta del Family Day 3, offrendo ai cattolici italiani una chiave interpretativa radicalmente critica del ddl, tanto da non consentire ambiguità di sorta, il Presidente della Repubblica Mattarella, già giudice della Corte Costituzionale, ha richiamato l’attenzione del Parlamento sui rischi di incostituzionalità dell’intero disegno di legge, ricordando la posizione dei Padri costituenti al momento di scrivere gli articoli sul matrimonio e sulla famiglia – aggiunge – La chiusura della Cirinnà a prendere in considerazione una revisione profonda del suo ddl corre il rischio di far naufragare per l’ennesima volta il riconoscimento di una serie di diritti alle coppie omosessuali. L’opposizione interna al Pd, coraggiosa, concreta e sempre aperta al dialogo, non ha avuto nessun effetto positivo, se non la ripetizione quasi ossessiva del ritornello: il ddl Cirinnà non si tocca. Appare del tutto stupefacente che il governo non tenga conto di questi fatti: l’opposizione di un numero consistente di parlamentari al suo interno, la contrarietà della stragrande maggioranza del mondo cattolico, delle sue associazioni e movimenti, chiara e in aperta crescita di consenso, le perplessità espresse pubblicamente in fatto di incostituzionalità del presidente della Repubblica. Accanto alla Cirinnà ormai sono rimasti solo un gruppo di colleghi Pd e la ciambella di salvataggio offerta dal M5S e da qualche sparuto rappresentante di FI. Se è questo che il Premier vuole per chiudere il cerchio delle sue riforme, verrebbe voglia di dirgli piano piano: Matteo, stai sereno», conclude la Binetti.

Diverse sono le tappe in vista del 28 gennaio, giorno in cui il provvedimento andrà nell’Aula del Senato. Oggi si riunirà il gruppo dei senatori,domani quello della Camera, contemporaneamente si riunirà la cosiddetta «Bicameralina». Ma fonti parlamentari del Nazareno ribadiscono che si toccherà il meno possibile, che sono previste poche modifiche, di facciata più che nella sostanza. Criticità sono state messe in conto anche per quanto riguarda l’articolo 2, quello riguardante le coppie di fatto.

Il Tempo