Unioni civili, scontro nel Pd tra laici e cattolici

unioni-civili

Roma – La frattura attraversa il Pd da un capo all’altro, come non si vedeva da molto tempo. Non serve dire che decidera’ l’Aula, non basta parlare di liberta’ di coscienza in un partito il cui segretario viene da ambienti cattolici, come anche una certa parte dei ministri. Il problema della stepchild adoption, inserita nella legge sulle unioni civili che sara’ esaminata dal Senato verso la fine del mese, deflagra all’interno del partito e lascia uno strascico di amarezze e di polemiche.

Dopo giorni passati nella riflessione e nella ricerca di una posizione comune, un gruppo di parlamentari Pd di estrazione cattolica ha firmato una proposta per sostituire l’adozione, in una coppia omosessuale, dei minori provenienti da unioni esterosessuali precedenti con un affidamento rafforzato. In linguaggio tecnico: “Puo’ essere disposto l’affidamento personale del minore alla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quando lo stesso e’ figlio, anche adottivo, dell’altra parte dell’unione civile e il genitore biologico estraneo all’unione civile sia sconosciuto, deceduto o decaduto dalla responsabilita’ genitoriale”. L’iniziativa fa saltare i nervi a qualcuno. Sul sito Gay.it vengono pubblicate le foto di 37 parlamentari cattolici definiti “i senatori ‘malpancisti’ del Pd”. La cosa sa molto di lista di proscrizione, tuonano anche dall’interno del Partito Democratico. Intanto i vertici Pd,. A cominciare da Lorenzo Guerini, si affrettano a precisare che in Aula andra’ il testo Cirinna’ (quello della stepchild adoption) e poi si vedra’.

Per ricucire lo strappo si tiene la riunione della minicommissione creata ad hoc per gestire la faccenda. Fonti del partito, usando un linguaggio dipolomatico, al termine parlano di una discussione accesa ma priva di tensioni. Quello che probabilmente si fara’ e’ mantenere il testo Cirinna’ come cornice e ‘arricchirlo’ con alcuni paletti nei passaggi piu’ controversi. Stepchild adoption, appunto, e convivenze di fatto. Sembra a questo punto tramontare l’idea di ricorrere al cosiddetto affido rafforzato: sarebbe uno strumento normativo dalla dubbia costituzionalita’, e’ la spiegazione. Meglio sarebbe, aggiungono le stesse fonti, procedere per piccole correzioni: prevedere l’adozione solo per i figli nati prima della registrazione della coppia; prevedere l’adozione solo per i figli nati da precedenti relazioni; inserire il riferimento ‘ultroneo’ alla legge quaranta e, quindi, il rifiuto del concetto di gestazione altrui o, altimenti detto, ‘utero in affitto’; prevedere un periodo pre-adottivo ‘di prova’ al termine del quale un giudice decidera’ se la coppia presenta le condizioni per adottare definitivamente il minore. Presto per dire se la ricucitura reggera’. Sui temi etici gli strappi, di solito, durano a lungo.

AGI