Unioni civili, Mattarella ha firmato la legge

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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato la legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso e sulla disciplina delle convivenze. Lo si legge sul sito del Quirinale. Il testo deve ora solo essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale per entrare in vigore. La legge è stata approvata in via definitiva dalla Camera lo scorso 11 maggio.

Ipotesi referendum abrogativo
«Ringrazio il presidente per la sollecitudine con la quale ha voluto adempiere a questo atto», ha affermato la senatrice dem Monica Cirinnà, relatrice della legge a palazzo Madama. Ma subito i contrari al disegno di legge hanno annunciato un referendum per la parziale abrogazione del testo. «Preso atto della decisione del presidente Mattarella di firmare la legge sulle unioni civili, appena la stessa sarà pubblicata ci recheremo in Cassazione a depositare i quesiti referendari per la parziale abrogazione», ha annunciato Eugenia Roccella, presidente del comitato promotore del referendum parzialmente abrogativo della legge sulle unioni civili e parlamentare di “Idea”. «L’atto conclusivo del presidente Mattarella sulla legge Cirinnà in materia di unioni civili delude ma non sorprende, anche se solidi sarebbero stati gli elementi di diritto per un rinvio alle Camere» hanno dichiarato i parlamentari di Ap Maurizio Sacconi e Alessandro Pagano.

Cirinnà: ultimo passo un decreto entro 30 giorni
«Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale la legge entra pienamente in vigore, ma per celebrare le prime unioni – ha spiegato Cirinnà – adesso sarà necessario l’ultimo passo: quello di un decreto, da emanare entro 30 giorni, che darà agli ufficiali dello stato civile tutte le indicazioni e le istruzioni per la celebrazione. Sono certa – ha aggiunto – che il Consiglio dei ministri saprà provvedere in tempi rapidi, scrivendo definitivamente una delle più belle pagine della storia dei diritti in Italia».

Mattarella: diritti non condizionati da sessualità
Negli scorsi giorni il presidente della Repubblica, al quale le associazioni cattoliche si erano appellate nella speranza di far emergere vizi di incostituzionalità nella legge appena approvata, aveva sottolineato che debbono essere rispettati i diritti di tutti, anche nella vita di relazione. «La Costituzione richiede di garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali di ognuno, non solo come singolo ma anche nelle formazioni sociali in cui si realizza la sua personalità. E la Corte costituzionale ci ha ricordato che la realizzazione di questi diritti, non può essere condizionata dall’orientamento sessuale, perché tra i compiti della Repubblica vi è quello di garantire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione», ha rilevato il capo dello Stato.

Galantino: su Papa neppure un titolo giusto
Sulle unioni civili i vescovi «non sono divisi» ha assicurato il segretario della Cei monsignor Nunzio Galantino, che ha aggiunto: «Basta vedere i titoli usciti il giorno dopo il discorso del Papa: non ce n’è stato uno azzeccato. Il Papa è stato straordinariamente delicato, attento ai vescovi, ai sacerdoti: soltanto chi ha voluto dire in maniera ideologica e pregiudiziale certe cose le ha dette. Ma le avrebbe dette anche senza che il Papa avesse parlato». E ancora: «I giornalisti che hanno scelto quei titoli si sono condannati da soli all’irrilevanza». Galantino, alla notizia della decisione del governo di mettera la fiducia alla Camera sul disegno di legge sulle unioni civili, aveva parlato di «una sconfitta per tutti». Mentre Papa Francesco si è mantenuto fedele a una rigorosa linea di “non ingerenza”.

Cei: non sosteniamo referendum
Il presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, nella recente relazione all’assemblea annuale dei vescovi, ha criticato la legge sulle unioni civili, perché «sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia», in attesa «del colpo finale» compresa «anche la pratica dell’utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà». Ma Bagnasco ha anche assicurato che la Cei non sosterrà una raccolta di firme per un referendum contro la legge, perché un’eventuale iniziativa di questo tipo «spetterebbe semmai ai laici e non alla Chiesa».

Ok definitivo della Camera l’11 maggio
L’ok definitivo della Camera al disegno di legge sulle unioni civili è avvenuto l’11 maggio con 372 sì, 51 no e 99 astenuti. Ai voti della maggioranza si sono aggiunti quelli di Sinistra italiana (che non ha votato la fiducia) e di 10 esponenti di Forza Italia. Hanno votato no altri 21 deputati di Fi, Lega e Fratelli d’Italia. Il M5s si è astenuto. In precedenza il disegno di legge aveva incassato la fiducia posta dal governo, con 369 sì e 193 no. Il provvedimento (un unico articolo e 69 commi) introduce nell’ordinamento italiano due novità assolute: la regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze.

Il Sole 24 Ore