Una vita da insospettabile sui social parlava di perdono

Facebook uebernimmt Fotodienst Instagram

Se l’assassino di Yara è lui, bisognerà capire tanta sicurezza da dove gli veniva. Perché un fatto è certo: Massimo Giuseppe Bossetti, in questi mesi di novità incalzanti attorno a Ignoto1, non è andato a nascondersi da nessuna parte. Ha continuato a pubblicizzare la sua piccola ditta edile, che risulta specializzata in «costruzione di villette unifamiliari», a postare su Facebook foto di moglie e figli e dei suoi amati animali, ad andare e venire tranquillamente dalla casa di Mapello, che a Brembate sta proprio attaccato.
LE SOMIGLIANZE
Fa impressione oggi vederlo in foto accanto a quella di Giuseppe Guerinoni, camionista e autista di corriere di Gorno, che invece sta a un passo da Clusone, dove Bossetti è nato, con una sorella gemella. Se la scienza non ci ha rifilato una fregatura, sono padre e figlio e quindi la caccia alle somiglianze diventa morbosa, inevitabile. Come diventa inevitabile una drammatica domanda: è stata la testimonianza della madre, finalmente convinta a parlare, a inchiodarlo, a portare gli investigatori da lui?
Per adesso fa il duro, proprio come sembra in foto, barba, baffi e pizzetto curatissimi, sprofondato con cani e gatti nel divano di casa. I suoi avvocati lo descrivono «sereno», ma va’ a capire se è davvero così. Di sicuro non ha parlato, di sicuro si è trincerato nel silenzio, respingendo ogni accusa e avvalendosi della classica «facoltà di non rispondere». Come ben decisi al silenzio sembrano i suoi parenti nella villetta assediata dalle tv: «Non è il momento, ci dispiace. Non è il momento…». Una dignitosa costruzione gialla a due piani, le luci accese in tutte le stanze, un cane che abbaia e un citofono che dopo quella prima risposta resterà muto: anche per loro, per la moglie e la suocera, per i tre figli di Bossetti, sta per cominciare una lunghissima notte. Pure i vicini parlano di «un tipo tranquillo», di uno che «fa una vita ordinata», ma sembrano più frasi di circostanza che altro.
SU FACEBOOK
Qualcosa in più di lui -che ha 44 anni, è nato nel 1970, negli anni cui a Guerinoni piaceva corteggiare le passeggere dei suoi pullman- lo rivela come al solito facebook. In uno degli ultimi messaggi, abbastanza inquietante con il senno del poi, spunta la foto di un mezzo che asfalta una strada e sotto questo mezzo spuntano i piedi di qualcuno. Con la scritta: «Perdona sempre chi ti ha fatto del male…Passaci sopra». Cosa avrà voluto dire? Oppure un post tutto riservato ai suoi amici a quattro zampe: «Se porgi la mano a un animale lui avrà un solo modo per dirti grazie, semplicemente ti amerà».
LE COINCIDENZE
È sempre il senno del poi a posizionare Bossetti -in attesa che le accuse vengano confermate- sulla scena di quel delitto. Per scoprire che, almeno sulla cartina, la sua posizione è davvero centrale, che la sua casa di Piana, frazione di Mapello è esattamente equidistante sia dalla palestra di Yara Gambirasio, dal punto in cui venne presa per essere uccisa, sia da Chignolo d’Isola, da quel campo di sterpi dopo poi è stata ritrovata. Sette chilometri scarsi per ogni viaggio, al massimo un quarto d’ora. Roba da brividi.

Il Messaggero