Una riflessione personale sulla sfida del Karate al CIO, forte dei suoi valori e dei suoi 100 Milioni di praticanti in tutto il mondo

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Dopo l’ultima esclusione da parte del CIO avvenuta la scorsa primavera, durante l’Esecutivo dei suoi membri, gli appassionati e i praticanti di questo sport hanno dovuto ingoiare un’ennesima cocente delusione. La fiamma della speranza, tuttavia, ha ripreso vigore, dopo che il Presidente del Comitato Organizzatore di Tokyo 2020, è andato alla carica, in seguito all’assegnazione dei Giochi alla capitale del Paese asiatico e lo ha fatto con estrema autorevolezza, dato che la disciplina sportiva per la quale si sta battendo, è nata nel suo Paese di origine. Infatti, il Karate, ancora, non fa parte della schiera prestigiosa degli sport olimpici, ma avrebbe tutti i carismi per farlo. Chi gravita intorno al pianeta CIO, ci suggerisce che il tempo per una sua elezione sotto la bandiera dei 5 Cerchi, ancora non sarebbe maturo, ma intanto, il prossimo anno, lo vedremo ai Giochi Olimpici Europei estivi di Baku.

Sicuramente, una partecipazione importante per questa disciplina che vanta il coinvolgimento di 190 Federazioni in tutto il mondo e 102 Paesi protagonisti nelle competizioni internazionali. Magari, partendo dai Giochi Europei del 2015, lentamente ed in punta di piedi, entrerà presto a far parte delle Olimpiadi, in modo ufficiale. In questo caso, essendo la sua elezione olimpica, in relazione all’esclusione di un’altra disciplina degli sport da combattimento, non ci sentiamo di innalzare l’una ed abbassare l’altra, in quanto tutte, a nostro avviso, meriterebbero di essere insignite del suo alloro. Tuttavia, non possiamo trascurare del Karate, la bellezza e la profonda spiritualità, con le quali viene manifestato al mondo. Chi vi scrive, sa che culturalmente e sportivamente, il nostro Paese è dotato di campioni di assoluto prestigio internazionale, che sono un patrimonio unico per noi come Italia, ma anche per un contesto internazionale per cui hanno l’impegno e la responsabilità di far crescere e prosperare. Loro fanno della pratica del Karate, non solo un lavoro e direi anche la propria passione e dedizione, ma anche una missione da portare ai più giovani e agli amanti dello sport in generale. Atleti italiani dello spessore di Salvatore Loria, Stefano Maniscalco, Davide Benetello, Luca Valdesi, Fulvio Sole delle Fiamme Gialle, Ciro Massa delle Fiamme Oro e Luigi Busà della Forestale ad esempio, che hanno ornato la bacheca del CONI, di medaglie, trofei e numerosi titoli mondiali, sono la testimonianza vivente degli insegnamenti di questo sport in tutto il mondo.

Chi ancora in attività, come Stefano, Luigi e Ciro, si batte sul tappeto con il cuore e con quello spirito che nasce dalla pratica del Karate, la stessa cosa, è esercitata da chi invece, lo fa a bordo tatami, elargendo consigli ed insegnamenti, nati da anni di pratica, come accade per Salvatore e Davide. Dati alla mano, direttamente forniti dalla WKF, ci indicano che nel mondo, questo sport sia praticato da più di 100 milioni di persone. Questo movimento di base, che va dalla pratica all’interno delle scuole, fino a quella gestita dalle società sportive iscritte alle Federazioni di appartenenza, rappresenta una realtà dalle caratteristiche certamente uniche se facciamo riferimento al valore numerico. Esso che è l’asse portante di questo sport e il motivo per il quale, senza altri dati o informazioni varie da presentare, il Karate dovrebbe avere il diritto di entrare nella lista di quelli olimpici, è un valore aggiunto. In questo caso, come accade per tutte le altre discipline, anche per quella orientale, questo enorme movimento di persone rappresenta la forza della sua dimensione sportiva e soprattutto è l’origine perfetta dei suoi successi futuri. Sono loro che fanno crescere questa dimensione e che fanno vivere lo sport. In Italia, i dati che ci provengono dalla Fijlkam, ci descrivono un contest di giovani che vanno oltre i 40.000 praticanti, di età compresa tra i 5 e i 12 anni.

Non dimentichiamo però, un concetto fondamentale che potrebbe certamente interessare a chi sta nella stanza dei bottoni e che fa girare il movimento in termini economici, permettendo alla barca di andare avanti, senza fermarsi : questo grandissimo esercito dei 100 milioni di iscritti e praticanti rappresenta il mercato consumer proveniente dal Karate e che è proteso verso le aziende che affiancano il loro marchio ad esso, identificandosi, scegliendo di sponsorizzarlo e comunicarlo. Dunque : praticanti = acquirenti = guadagno. E se quest’ultimo deriva da milioni di persone che sono i decisori dell’acquisto, pensiamo che, almeno dal punto di vista economico, forse una chance, più forte del dovuto, dovrebbe averla. Il pensiero va ai recenti Combat Games di San Pietroburgo, che sono stati il festival per eccellenza degli sport da combattimento. In terra russa, ansiosa allora, di ospitare quei Giochi olimpici e paralimpici di Sochi, che hanno avuto successo e che sono stati organizzati con il budget più costoso della storia di questa manifestazione, con oltre 51 miliardi di dollari investiti, anche i Combat Games hanno avuto un enorme visibilità. Per chi lavora dietro le quinte e ai bordi di una scrivania, pianificando ed elargendo risorse, l’occhio esperto va direttamente verso il brand di alcune aziende che hanno finanziato l’evento : Samsung e Gazprom. Sicuramente, conosciamo tutti quali tipi di

colossi industriali siano stati citati e non riteniamo che gli esperti marketing di essi siano degli sprovveduti e che abbiano dato una buona fetta del proprio sudore in bilancio, a discipline sportive, tra cui il Karate, che non avrebbero avuto un buon ritorno economico. La questione non sta così e non lo crediamo. Siamo sicuri invece del fatto e ci mettiamo una nostra riflessione al riguardo, che lo sport del Sol Levante sia molto allettante da questo punta di vista e che potrebbe portare alti guadagni al movimento internazionale, solamente se ci fosse un’iniziativa sinergica forte e compatta, da parte di tutte le Federazioni mondiali, con lo scopo di portare numeri globali consistenti alla Commissione olimpica, con relativa relazione ad ascolti televisivi eventuali e guadagni da sponsorship. Questa voce, insieme al broadcasting, è parte di quel protocollo istituzionale che il CIO detiene, in fase di organizzazione dei Giochi e quindi, altamente sensibili. Al momento di una nuova presentazione in bene al Karate, questa stessa cosa potrebbe essere fatta per esso, testimoniando un suo elevato coinvolgimento nella sponsorship e nel broadcasting, in eredità a quell’enorme seguito dei più 100 milioni.

Potrebbe essere convincente secondo voi ? Questo non lo sappiamo e non desideriamo avere la presunzione che la nostra formula sia quella giusta, ma vogliamo solo capire quale potrebbe essere la strada migliore da seguire per portare il Karate alle Olimpiadi. Questo sport ci insegna a non mollare mai, a rialzarci quando cadiamo, a rispettare l’avversario e a sentire quello che abbiamo dentro. Indica ad ascoltare la nostra anima e poi farla sentire al mondo, tramite i suoi movimenti. Bellissimo. Solo questo basterebbe ad onorare quei Principi Olimpici che devono porsi al servizio dell’atleta e della sua umanità. A nostro avviso, non sarebbe difficile in casa nostra, attuare una strategia comunicativa efficace atta a descrivere i segreti di questo sport, dato che il cuore del Karate mondiale è di assoluta origine nostrana che vanta l’appartenenza di quei campioni citati, che puntualmente, vincono e salgono spesso, dal primo al terzo gradino del podio, in ogni manifestazione da loro partecipata.

Queste parole maggiormente di carattere manageriale e non giornalistico, avrebbero il desiderio di convincere i potenti dello sport, a fare in modo che questa bellissima disciplina entri di merito nella lista agognata e assolutamente ristretta, di quelle olimpiche. Ci sembra logico pensare che con un mercato di oltre 100 milioni di persone e con 190 Paesi coinvolti con altrettante Federazioni, le aziende avrebbero canali molteplici verso i quali essere indirizzate e per questo sarebbero assolutamente concordi nell’elargire finanziamenti, non solo alla sola manifestazione olimpica del momento, ma anche al CIO stesso, che già detiene i suoi sponsor personali. Chi punta il dito contro questioni assolutamente politiche, potrebbe aver ragione o forse no. Tuttavia, noi ci convinciamo che un’altra strada sia comunque percorribile, perché crediamo nei valori olimpici e nel sogno di un bambino che desidera salire sul tatami. Sta qui la forza di uno sport, nella sua bellezza che conquista le persone, nell’immenso bacino di quei milioni di praticanti e nel sentimento che ogni atleta sente. Un sentimento che viaggia dal suo cuore a quello di uno spettatore. Questa strada si restringe se c’è di mezzo un’emozione e forse non si dovrebbe fare altro che fare leva su di essa, anche tra i numeri in bilancio, per puntare alla conquista del podio olimpico di questa disciplina orientale, la regina tra di esse. Quando lo scorso 13 settembre, come sua ultima decisione, Jacques Rogge ha consegnato a Tokyo, l’organizzazione dei Giochi del 2020, c’è chi fu pronto a giurare che il Karate non avrebbe avuto che la strada spianata verso questo evento. Sarà veramente così ? Certamente sappiamo che il nodo di una filosofia sportiva comune, è fondamentale che sia sciolto, ma intanto stiamo a vedere cosa potrà accadere a Baku, terra del gas naturale e di ricchezze petrolifere enormi, come è accaduto per la Russia. E andremo alle conclusioni. Tuttavia, restiamo in ascolto però di un cuore. Di quel cuore di un campione che sul tatami si batte ascoltando una spiritualità che è sua e che si unisce a quella di questo sport che ne è il prolungamento ed eredità nel mondo. Noi speriamo in una collocazione ufficiale sotto i 5 Cerchi, il Karate lo merita.

Alessandra Giorgi