Una Juve «all’interista» spaventa il campionato: quinta vittoria consecutiva e Roma agganciata al quarto posto

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La Lazio di questi tempi è poca cosa, ma come dicono i vecchi maestri di calcio i campionati «si vincono soprattutto vincendo le partite che si è obbligati a vincere». La Juventus lo ha fatto ieri sera, infilzando i biancocelesti con un 2-0 all’Olimpico, e soprattutto lo sta facendo da cinque giornate consecutive approfittando in modo magistrale degli intoppi di chi, alla testa della classifica, tra pareggi e sconfitte non riesce a tenere il passo.

Vero che il Napoli capolista è atteso da un non impossibile impegno esterno contro il Bologna. Vero che l’Inter, seconda, ospita un Genoa in un momento tutt’altro che brillante. Ed è vero anche che la Fiorentina, in casa, stando alle previsioni dovrebbe battere l’Udinese. Ma si tratta di partite che devono essere ancora giocate e soprattutto vinte.

A bocce ferme la classifica dice che se Napoli, Inter e Fiorentina dovessero inciampare i bianconeri sarebbero alla fine della 15esima giornata a soli quattro punti dalla vetta, a tre dal secondo posto e a due dal terzo. Vada come vada, fossi in chi tenta di scappare non starei tranquillo.

La cronaca merita di essere riassunta attraverso i numeri: che come sempre dimostrano che, nel calcio, spesso sono bugiardi. La Lazio ha avuto il 63% di possesso palla, ha tirato più spesso nello specchio della porta (3-1), ha effettuato quasi 600 passaggi (581 per la precisione) contro i 349 della Vecchia Signora. Ma ha perso, nettamente: perchè Allegri da qualche settimana ha trasformato la squadra rendendola molto simile, anche se ai tifosi bianconeri non piacerà il paragone, all’Inter di Roberto Mancini.

Ovvero grande difesa, cinismo nello sfruttare gli errori degli avversari, baricentro basso per chiudere gli spazi agli avversari, lanci lunghi in verticale per scavalcare il centrocampo avversario e sfruttare la velocità delle punte. Cosa resa possibile dalla crescita di Dybala, usato con contagocce a inizio stagione ed esploso proprio quando ce ne’era bisogno. Messaggio ai tifoso che insultavano Allegri: credo che qualcosa di calcio, visto dove è arrivato, dovrebbe sapere. Sicuramente molto più della maggioranza di tutti noi.

Una Juventus all’interista, dicevamo, ed è una scelta che paga bene: nelle ultime cinque partite ( tutte vinte) Buffon e compagni hanno incassato solo due gol, aumentato a dismisura il numero di palloni recuperati in ogni gara (ieri quasi 70), accorciato la squadra rendendo molto difficile agli avversari trovare gli spazi per attaccare una difesa che, se presa d’infilata, mostra il suo lato peggiore visto che Barzagli e Chiellini non sono più dei fulmini alla Usain Bolt (gli anni passano per tutti). Con la copertura del centrocampo, invece, è tutta un’altra storia. La conclusione è che la rimonta non solo è iniziata, ma è molto vicina a concludersi.

Gli esteti continuano a inneggiare al Barcellona, e ci mancherebbe altro: ma di Barcellona ce n’è uno solo, e forse la verità su questa squadra (e sui suoi iperuranici ritmi di gioco per stagioni e stagioni senza sosta alcuna) la sapremo solo tra qualche decennio. Prendiamolo, per ora, come un miracolo. Al di là del Barcellona però c’è il calcio, quello giocato più o meno bene, in modo più difensivo o più spregiudicato, puntando tutto sulle trame ben costruite o sulle ripartenze fulminee. Una volta si chiamava contropiede, nessuno se ne vergognava e l’Italia ci ha costruito sopra la bellezza di quattro titolo mondiali: prima di sputare in questo piatto un pensierino ce lo farei…

Conclusione: la Juventus continua a non essere bella, ma da qualche giornata è tornata a essere un rullo compressore. Avrà altre battute d’arresto, come capita a tutti, ma chi sta davanti a questo punto sa di avere un nuovo avversario su cui fare la corsa di testa, e per di più un avversario che con le sfide alla lunga distanza ha più esperienza di tutti.

Napoli, Inter e Fiorentina ora sanno di dover vincere per mantenere un vantaggio che comunque si è assottigliato rispetto alle prime giornate: per tutte una prova di maturità, visto che vincere sotto pressione è operazione molto difficile.

Non ho considerato finora la Roma. Potrebbe essere un mio errore, e se così fosse me ne scuserò quando le cose andranno diversamente: ma al momento vedo una pericolosa replica di quanto accaduto l’anno scorso. Quando le sette sberle prese dal Bayern Monaco finirono con il far ronzare la testa dei giocatori molto più a lungo di quanto fosse ipotizzabile. Quest’anno le sberle (prese dal Barcellona) sono state sei: l’augurio, davvero sincero anche per rendere più bello il campionato, è che il ronzio passi presto. Ma a sentire le zanne sul collo (della Juventus) in questo momento è la Lupa. Anche perché il pareggio in casa del Torino (1-1 dopo essere andata in vantaggio a nove minuti dalla fine) non muove più di tanto la classifica.

Il Sole 24 Ore