Una carezza vale più di un trofeo

Claudio Lotito 1

Due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, una qualificazione in Champions League, quattro qualificazioni in Europa League, una società finanziariamente solida. Questi, tra gli altri, sono i successi ottenuti dal Presidente Claudio Lotito, in dieci anni di gestione della Società Sportiva Lazio. All’apparenza un decennio positivo condito da qualche trofeo e dall’apoteosi del 26 maggio 2013. E allora come spiegare una contestazione così feroce? Al di fuori del Grande Raccordo Anulare in molti proprio non sanno spiegarselo. I più si chiedono: “ma cosa vorranno mai questi tifosi laziali?”. I più maligni affermano con assoluta certezza che le ragioni di questa contestazione ad oltranza siano da rintracciare nel monopolio del merchandising del materiale tecnico S.S. Lazio che il Presidente Lotito avrebbe “soffiato”agli “IRRIDUCIBILI”, nelle scorte di biglietti che lo stesso Lotito si sarebbe rifiutato di regalare agli ultras biancocelesti. Seppure queste ragioni fossero vere, e in parte lo sono, non basterebbero a spiegare quarantamila cartoncini con la scritta “LIBERA LA LAZIO”, l’atmosfera surreale vissuta in occasione della sfida casalinga contro l’Atalanta, la già annunciata contestazione che andrà in scena allo stadio Olimpico contro il Milan di Clarence Seedorf (squadra lombarda che certo non se la passa meglio sotto l’aspetto ambientale), le continue minacce al Presidente , gli insulti e così via. No signori, le ragioni di questa contestazione non sono né il merchandising né i biglietti regalati; la ragione è un’altra,quale? La Lazialità! Ai laziali proprio non va giù un Presidente che di laziale non ha nulla. Un presidente che in occasione del funerale di un grande tifoso nonché telecronista biancoceleste (Gianni Elsner), si “esibisce” imitando alcuni cinesi che avevano accolto la squadra biancoceleste all’aeroporto di Pechino in occasione della finale di Supercoppa Italiana del 2009, disputata proprio nella capitale cinese, e vinta dalle aquile. I tifosi laziali non la sopportano Presidente quando lei con voce ferma in televisione davanti all’Italia calcistica dichiara: “I tifosi hanno mal di pancia? Prendano un Alka-Seltzer” o quando afferma: “Voi parlate di pallone, io di calcio”. I suoi “contestatori” non possono tollerare quel “La lazio è mia e la lascerò a mio figlio”. No caro Presidente, la Lazio non è soltanto sua e lei lo sa bene. La Lazio è anche di quei tifosi, l’assoluta maggioranza, che vivono di Lazio ma a causa del suo comportamento da tempo disertano lo stadio in segno di protesta e ne soffrono. Gli anti-Lotitiani non dimenticano il suo assordante silenzio in merito all’episodio dei numerosi tifosi trattenuti a Varsavia. Quei tifosi Presidente, quelli che seguono la Lazio in ogni trasferta, si aspettavano che lei (visto anche il ruolo da lei ricoperto in Lega) si facesse sentire, assumesse una posizione forte, mobilitasse i media o più semplicemente fosse loro vicino. E invece niente. E come dimenticare il suo mutismo quando Gabriele Sandri in quel maledetto autogrill perse la vita; ci vollero del tempo e la mediazione di alcuni perché lei si “sforzasse” di incontrare i familiari di Gabbo e la Lazio scendesse in campo con il logo della Fondazione Sandri sulle maglie. A proposito di maglie, i tifosi si chiedono perché lei rifiuti offerte di sponsorizzazione (si parla di milioni) e poi la Lazio perda giocatori per qualche migliaio di euro. Si chiedono inoltre quando saranno presentati Biglia, Anderson, Perea, Postiga e gli altri calciatori. I laziali cercano un faro, un punto di riferimento e visto che si sono rassegnati a non avere più “bandiere” in campo le cercano altrove e magari in Tribuna Tevere dove lei siede, ma lei dall’alto verso il basso li offende, li ridicolizza, li allontana. I tifosi aspettano un suo: ”Ho sbagliato, cercherò di rimediare”. Invece di promettere ai tifosi quattro-sei campioni ad ogni finestra di mercato, prometta loro di difenderli dove e quando ve ne sarà bisogno, faccia aprire più spesso le porte di Formello, scelga come suoi collaboratori figure della Banda Maestrelli e volti dello scudetto 2000 (anche perché come lei stesso afferma quello scudetto è anche un po’ suo), non tema che questi le possano rubare la scena. Sarebbe un peccato che lei Presidente , il secondo più vittorioso della storia della Lazio, fosse ricordato come il più odiato. Caro Presidente, a volte una carezza vale più di un trofeo.

    

Fulvio Della Porta