Un supertecnico per il piano di rientro

Piazza_del_Campidoglio

Serve un Mister piano di rientro. Perché è la «fase attuativa» della manovra la vera scommessa del Campidoglio. In questi giorni tutti gli incontri del sindaco Ignazio Marino con il Governo terminano sempre con questa raccomandazione finale: la bozza va bene, l’impianto è giusto e lo approfondiremo al tavolo di giovedì, ma poi bisognerà metterlo in pratica. Passo dopo passo e con il massimo rigore. 
L’ultimo a lanciare questo messaggio è stato giusto ieri mattina il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Il titolare di via XX Settembre si è detto «soddisfatto del metodo di lavoro», ha raccontato Marino, riportando inoltre «l’apprezzamento del Tesoro sul nostro lavoro legato alle partecipate». Ma prima di congedare la delegazione (sindaco, sottosegretario Giovanni Legnini, assessore al Bilancio Silvia Scozzese e presidente della commissione omonima Alfredo Ferrari) Padoan è ritornato a bomba: massimo rigore nella messa in pratica del piano. Per passare cioè dalla poesia alla prosa. E qui si apre il vero scenario della fase due (dando ormai quasi per scontato il via libera del Governo prima del 4 luglio): chi si occuperà di gestire tutti i passaggi della manovra? Chi andrà a sciogliere i consigli di amministrazione che non servono più e a parlare con i dipendenti da spostare da una società all’altra? La mole di lavoro è tanta, e bisognerà sempre tener conto che dagli immobili alle società l’ultima parola spetterà al consiglio comunale. E quindi tratta, smussa, condividi e spiega ai gruppi consiliari.
550 mln
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Ecco perché con l’avvicinarsi del primo risultato portato a caso tutte queste domande trasudano concretezza. E rimbalzano da Palazzo Chigi a via XX Settembre fino al Campidoglio. «Scrivere il piano è facile, la vera impresa è metterlo in pratica», era il leitmotiv di ieri in cabina di regia. Da qui l’idea – o meglio l’esigenza – di trovare un «mister piano di rientro». Una figura in grado di accompagnare il Comune, in tandem con l’assessore Scozzese, in questa sfida. Che avrà tempi lunghi. Mesi se non anni.
LE IPOTESI 
Il sindaco Marino è cosciente di questa asticella da superare. E ha davanti a sé due soluzioni: affidare il compito di «attuatore» a una task force interna, composta da dirigenti capitolini, oppure concertare le figure tecniche insieme al Governo e al Mef, magari nominando qualche tecnico suggerito dal ministero. Volendo ci sarebbe anche una terza ipotesi: una consulenza esterna a uno studio di professionisti (commercialisti, esperti di diritto amministrativo e societario) ma sembra poco percorribile. L’importante sarà fare, passare dalla potenza all’atto. Come ha spiegato il sottosegretario di Palazzo Chigi Graziano Delrio e ha ribadito ieri il ministro Padoan.
GLI INCONTRI
La giornata di ieri ha registrato però anche il no dei sindacati alla manovra. «Questo piano è completamente slegato dal bilancio e vi manca un’idea di sviluppo futuro della città – sottolinea Pierpaolo Bombardieri, segretario generale Uil di Roma e Lazio – Per questo abbiamo proposto all’amministrazione di modificare e migliorare le scelte fatte». La settimana prossima dunque si entrerà nel vivo. Lunedì nuova cabina di regia ancora sulle società, tra martedì e mercoledì il via libera della giunta al piano, giovedì il tavolo interistituzionale. Poi si aprirà la fase due: quella dell’attuazione.

IL MESSAGGERO