Un «calciomercato» alla crisi

Paul Pogba

Era il 1987 quando Fausto Leali presentava al Festival di Sanremo «Io amo». Parole chiare che a distanza di anni si rispecchiano anche nel mondo pallone. «Ma dove a finire il cielo…», inizia così il brano, parafrasando «ma dove va a finire il calcio». Un’estate che più pazza non si potrebbe. È l’anno d’oro del calcio mercato che brucia milioni di euro come fossero patatine Pai. Già, ma dove va a finire il calcio? Il pallone racconta che una volta, non troppi anni fa, c’era un Luciano Moggi, indiscusso re del mercato, bravo a vendere Zidane al Real Madrid per 150 miliardi di lire. Sempre il pallone ci ricorda gli anni d’oro della Capitale, quando Sergio Cragnotti spese una fortuna per portare la Lazio sul tetto d’Italia (suo l’acquisto di Hernan Crespo nel 2000 dal Parma in biancoceleste per l’equivalente di 110 miliardi), e c’era anche Franco Sensi che fece altrettanto con la sua Roma strappando Gabriel Omar Batistuta alla Fiorentina per 70 miliardi, 35 milioni di euro oggi. C’era una volta un calcio fatto da imprenditori nostrani, che oggi non c’è più. Piano piano sono entrati gli sceicchi (Psg dopo il City) che hanno investito tanto per vincere poco più di tre Liga1 francese.

Ma era niente in confronto allo scenario che si sarebbe aperto di lì a pochi anni. L’arrivo dei cinesi e la superpotenza dei club inglesi, cui fanno da controaltare i milioni di euro spesi da Real e Barcellona che a conti fatti hanno prodotto negli ultimi anni utili altrettanto spaventosi grazie alle vittorie in campo europeo e mondiale. Higuain dal Napoli alla Juve per 90 milioni e l’ormai certo passaggio di Pogba allo United per la cifra monstre di 120 milioni, polverizzano i precedenti record che, guarda caso, chiamavano in causa proprio i due colossi spagnoli, con il Real capace di spendere prima 94 milioni per portare Cristiano Ronaldo al Bernabeu dallo United, e poi Bale costato 101 milioni finiti nelle casse del Tottenham, mentre il Barça ne ha spesi…appena 88 per prelevare Suarez dal Liverpool.

Follie di un calcio senza limiti. Pogba diventa il calciatore più pagato dell’Universo, seguito da Bale, Cristiano Ronaldo, Higuain e Suarez. Cifre lontanissime da quelle abituate ba spendere i club italiani, che si erano spinti massimo ai 57 milioni della Lazio per Crespo, ai 54 della Juventus per Buffon, ai 46.5 dell’Inter per Vieri dalla lazio e ai 41.5 del Milan per strappare Rui Costa alla Viola. Calcio folle, quello di oggi, perché a Real e Barcellona, adesso possono avvicinarsi lo United (proprietà Usa) e il City (proprietà araba) e lo stesso Chelsea del magnate russo Abramovich cui Conte ha chiesto ulteriori investimenti per vincere. Curioso che proprio Conte lasciò la Juve perché impossibilitata a sedersi al tavolo di un ristorante di lusso con soli 10 euro. Oggi Agnelli ha superato quel gap tanto da sedersi da primo attore a quel ristorante.

Poi ci sono i cinesi che promettono di investire in Italia, Inter e Milan ci sperano dopo gli anni d’oro di Moratti e Berlusconi. E proprio i cinesi continuano a strappare «Yi» (sì) ai giocatori europei invogliati da contratti faraonici. Su tutti Graziano Pellè che dopo l’ingaggio dello Shandong Luneng è diventato il quinto giocatore più pagato al mondo (38 milioni in due anni e mezzo di contratto che significano 15 milioni all’anno, 1 milione e 250 mila al mese, poco meno di 300 mila euro a settimana, 42 mila al giorno, 1800 euro all’ora, 30 euro al minuto. Follie del calcio che non è più quello di una volta quando al Gallia di Milano (anche questo rinato grazie ai petroldollari dell’emiro del Qatar) la Juve soffiò Pietruzzo Anastasi all’Inter per 660 milioni, o il Milan che beffò l’Inter ingaggiando Chiarugi per poi cedere Pierino Prati alla Roma. Affari da poche centinaia di milioni di lire. Poi arrivarono Tardelli e Savoldi a sfondare il muro del miliardo. A ripensarci oggi mette solo tenerezza. Già, ma dove va a finire il calcio…..

IL TEMPO