Ultrà, stretta contro i violenti con le telecamere ai tornelli

Stadio_Olimpico_2008

L’Olimpico trasformato in una fortezza. Lo prevede la stretta sulla sicurezza voluta dal questore Massimo Mazza e dal prefetto Giuseppe Pecoraro, che hanno ridisegnato il sistema di riprese interne dello stadio. Dal prossimo campionato entreranno in azione nuove telecamere ai tornelli in grado di registrare l’entrata dei tifosi, «schedando» ogni singola persona. Un sistema molto sofisticato per associare alla tessera del tifoso e al biglietto che vengono strisciati al tornello durante l’ingresso allo stadio, il volto di chi materialmente entra. Dati che saranno gestiti nel rispetto della privacy, ma che permetteranno in caso di incidenti di attivare un sistema di riconoscimento immediato e a posteriori di eseguire un controllo capillare sull’uso legittimo o meno della tessera del tifoso, visto che, secondo gli stessi steward e investigatori, spesso a entrare non sono i legittimi titolari dei pass.
A questo si aggiungerà l’obbligo di firma durante la partita, in questura o nei comandi dei carabinieri, per tutti i violenti daspati. Un giro di vite che sarà completato con le nuove norme annunciate dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, dopo l’aggressione del 3 maggio scorso a Tor di Quinto durante la finale di Coppa Italia, Fiorentina-Napoli, costata la vita a un ragazzo partenopeo: telecamere puntate nei quartieri attorno allo stadio, settori interni dell’Olimpico divisi in micro-aree e forse celle di sicurezza all’interno della struttura sportiva, come già accade in Inghilterra, dove la rabbia e la follia Hooligans, in casa e in trasferta, sono diventati un caso mondiale.
IL 3 MAGGIO
Ciò che preoccupa la questura è l’incognita Campionato, soprattutto per le partite della Roma. L’aggressione di Tor di Quinto, a colpi di pistola, da parte di un commando romanista contro un gruppo di tifosi napoletani, sembra aver cambiato gli equilibri delle Curve in tutto il Paese. Il proiettile partito dalla calibro 7.65 con matricola abrasa che ha ucciso Ciro Esposito e fatto finire nei guai il tifoso giallorosso Daniele De Santis, ha tirato dentro gli ultrà di mezza Italia, che hanno promesso «guerra ai romanisti». Ci sarebbe già, secondo gli investigatori, una sorta di gemellaggio in tal senso tra una parte di laziali e i napoletani: portare una pistola allo stadio, infatti, sarebbe considerato «disonorevole» negli ambienti ultrà.
I TIMORI
Gli investigatori temono pure che a infilarsi nella mischia ci possa provare la Camorra, che da alcune curve trae linfa vitale per i propri affari. Oggi, quindi, qualcosa è cambiato. Molte tifoserie, anche di squadre storicamente «nemiche» del Napoli, si stanno riunendo sotto la bandiera azzurra contro un obiettivo comune: la Roma. Le partite giocate dai giallorossi il prossimo campionato potrebbero trasformarsi in una caccia al tifoso. Anche se per gli esperti di ordine pubblico quella della condanna a De Santis pistolero «è solo una scusa per ottenere una sorta di legittimazione alla violenza». Ecco perché in via preventiva la polizia, d’intesa con prefettura e Viminale, sta organizzando un nuovo modo di gestire lo stadio.
GLI ANELLI CONCENTRICI
Oltre all’intelligence al lavoro dentro lo stadio (con le nuove telecamere che si aggiungeranno alle 36 esistenti), che oggi sono in grado di riprendere tutte le zone degli spalti, saranno utilizzati presiti esterni ad anelli concentrici. Partendo dai controlli autostradali, con posti di blocco rinforzati, alle tangenziali, alle strade attorno all’Olimpico dove saranno installate una serie di telecamere «live» ad alta definizione collegate con le sale operative. Una delle misure chiave del piano anti-violenza, infatti, è proprio la videosorveglianza stradale. 
A questo si affiancherà una gestione di uomini e mezzi in grado di intervenire a tempo reale in ogni area attorno allo stadio. E sempre all’Olimpico potrebbero essere sperimentate le prime celle di sicurezza, o quantomeno un’area capace di ospitare i violenti fermati in attesa del trasferimento a fine partita, anche se di questo si sta ancora discutendo. Il conto finale sarà comunque salatissimo, come quello che in questi anni i cittadini hanno dovuto pagare per subire il libero sfogo alla follia ultrà.

IL MESSAGGERO