Ultima chiamata

EUROPA UE
Da troppo tempo ci sentiamo dire: “Ce lo chiede l’Europa”. Da qualche settimana sulle mura delle nostre città impazzano cartelloni con scritte del tipo: “Ce lo chiede Alex, ce lo chiede Angela, ce lo chiede tizio o caio”. Premesso che non ci interessa chi siano costoro nè cosa chiedano, siamo ad un mese circa dalla tornata elettorale e dovunque è ricominciato il teatrino dell’uno contro l’altro, salvo poi andare a braccetto quando si tratta di interessi comuni.
Il voto per un’Europa diversa, si chiede. La domanda è un’altra: abbiamo davvero bisogno di europa? Abbiamo davvero bisogno di un carrozzone così costoso, fatto di personaggi che si caratterizzano, tra le tante cose, per l’ignoranza della lingua inglese? Abbiamo seriamente bisogno di una istituzione che sperpera i nostri denari per foraggiare iniziative senza senso? Lasciando perdere la direttiva europea sulle dimensioni della frutta e degli ortaggi, ma davvero vi era necessità di promuovere il viaggio di ballerini belgi in Burkina Faso per insegnare i balli alle popolazioni locali?
Soprattutto abbiamo davvero bisogno della moneta unica? Lo so, ho sostenuto in altri scritti che l’euro sia irreversibile, ma ora possiamo ancora permetterci un sistema economico a cambi fissi, quando invece uno flessibile permetterebbe di riacquistare competività? Certo che non possiamo permettercelo, ma nutro seri timori che i signori dell’Europa decideranno di tornare indietro. Dopotutto che importa loro se prima o poi ci schianteremo contro il primo albero vero che troveremo sulla nostra strada.
Ci stiamo sempre più assoggettando ad un futuro poco roseo, al di là dei proclami elettorali sulla necessità di un voto per cambiare l’Europa. Di certo non saranno i nostri rappresentanti ad influenzare le scelte di altri, che poi sono quelle della Germania.
Ci hanno illuso ed ubriacato con la prospettiva del sogno europeo. Al momento stiamo vivendo uno dei peggiori incubi della nostra vita, speriamo solo di svegliarci in tempo per vedere l’alba di un giorno nuovo e di un mondo diverso.
Alessandro D’Offizi