Uefa, inchiesta sul «mangiabanane» Tavecchio: «Spiegherò il mio errore»

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Tredici membri Uefa sotto la guida del cipriota Chris Georghiades dovranno giudicare se la frase di Carlo Tavecchio «Opti Pobà è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare…» possa avere connotati razzisti. La federazione europea del pallone ha infatti aperto un’inchiesta disciplinare contro il nuovo presidente della Figc «per presunti commenti razzisti». Il riferimento è al discorso di candidatura alla presidenza federale del 25 luglio scorso. Una volta che la relazione sarà completata, i tempi previsti non saranno lunghissimi, l’ispettore «potrà chiedere spiegazioni complementari o anche prevedere audizioni. Sarà libero di procedere come meglio crede», spiega l’Uefa. Ultimato il rapporto, l’ispettore presenterà le proprie conclusioni alla commissione di controllo, etica e disciplina Uefa che adotterà una decisione.

Tavecchio rischia una sanzione che va dalla semplice ammonizione fino all’inibizione, passando per una multa di massimo 100 mila euro. Lui si professa tranquillo: «Sono sereno e rispettoso della decisione della Uefa. Del resto si tratta di un atto dovuto, quindi da noi stessi previsto e sono certo che potrò spiegare anche in sede Uefa sia il mio errore che le mie vere intenzioni».

Il massimo organismo calcistico europeo, comunque, ha dimostrato di sapersi muovere molto più celermente dell’Italia, pur aspettando per ogni iniziativa l’elezione del nuovo presidente federcalcio proprio per non influenzare il voto. Del procuratore federale Stefano Palazzi – destinatario di un paio di esposti sulla vicenda – e su come potrebbe valutare le considerazioni sugli stranieri che arrivano in Italia «senza curriculum e pedigree», infatti, non si hanno notizie, pur sollecitato dal presidente Assocalciatori, Damiano Tommasi, e malgrado la Fifa avesse già chiesto chiarimenti. Giancarlo Abete, ex presidente Figc, aveva risposto: «Non c’è bisogno di nessuna inchiesta: c’è un video, basta guardarlo». Una replica che non sembra aver avuto successo. Aspetterà con curiosità la decisione Uefa anche Alberto Grassi, il diciottenne giocatore della Primavera dell’Atalanta che si è beccato 10 giornate di squalifica per aver detto «Alzati, vu’ cumprà» rispondendo alla provocazione verbale a un avversario di colore del Verona. Ma era il marzo scorso. Prima che l’epiteto venisse sdoganato dal ministro dell’Interno Angelo Alfano e prima del discorso elettorale di Tavecchio.

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