Ue, Padoan chiede più investimenti Katainen: l’Italia deve fare le riforme

Padoan

Fare presto. Il senso di urgenza che secondo i partecipanti era avvertito dai ministri nella riunione Ecofin di Milano si scontra – forse inevitabilmente – con le procedure comunitarie, fatte di agende che vanno avanti a piccoli passi tra un vertice e l’altro. Ieri i ministri finanziari della Ue hanno dato mandato alla commissione ed alla Banca europea degli investimenti (Bei) di mettere a punto proposte per il rilancio degli investimenti che possano concretizzarsi nel giro di «poche settimane» come ha indicato Pier Carlo Padoan. Le risorse dovranno essere in gran parte private, mentre agli Stati toccherà il ruolo di catalizzatori,
A modo suo il concetto di urgenza lo ha declinato anche Matteo Renzi, che ieri era a Bari per l’inaugurazione della Fiera del Levante. «Noi andiamo in Ue a chiedere conto di questi 300 miliardi di euro, vogliamo sapere quando li mettono» ha avvertito il premier riferendosi al piano annunciato dal neopresidente della commissione Juncker.
CAMBIO DI PASSO

Ma ad accelerare sono chiamati anche i governi che devono fare la propria parte in termini di riforme. E in prima fila insieme a quello francese c’è il nostro. A margine dei lavori dell’Ecofin Padoan ha visto il futuro vice presidente della commissione Jyrki Katainen, che poi al termine della giornata ha giudicato «molto ambiziosa» l’agenda riformatrice annunciata dal nostro governo. Certo poi, per l’Italia come per tutti, si tratta di passare all’implementazione. «Se hai la ricetta del medico ma poi non prendi la medicina non serve a niente» ha esemplificato l’ex premier finlandese.
Non è ancora il momento per un giudizio specifico sul nostro Paese e ancora meno per valutare l’eventualità di uno slittamento dell’obiettivo del pareggio «perché non c’è ancora la legge di bilancio». Ma se le cose promesse saranno attuate, per l’economia italiana «ci sarà una forte spinta». E a quel punto, anche se questo Katainen non lo dice, la questione della flessibilità sui vincoli di bilancio potrà essere affrontata in un clima ben diverso. Per questo dalla commissione arriva «sostegno».
I toni e le parole dell’ex premier finlandese sono molto simili a quelli usati dal ministro delle Finanze tedesco. «Il premier Renzi ha annunciato molte riforme strutturali e ora deve implementarle, come negli altri Paesi, realizzarle non è facile ma noi supportiamo Renzi» ha fatto sapere Schaeuble.
PORTA STRETTA

Insomma restiamo sotto osservazione ma almeno sulla carta ci sono le premesse per un percorso collaborativo, come all’inizio della giornata aveva sostenuto Padoan spiegando che «il controllo europeo sulle riforme è uno strumento utile perché è un controllo reciproco dei paesi tra pari che si scambiano esperienze, non è solo un elemento di disciplina ma anche di apprendimento». Può valere anche per la Francia, a proposito della quale lo stesso Katainen prevede la possibilità di trovare «una via di uscita» nonostante l’annuncio di Parigi di voler ritardare di altri due anni la discesa del rapporto deficit/Pil sotto il 3 per cento.
L’appuntamento per quanto riguarda l’Italia è con la legge di Stabilità, che il governo dovrà inviare in Parlamento e a Bruxelles per il 15 ottobre, dopo aver preso atto nella nota di aggiornamento al Def (documento di economia e finanza) del peggiorato quadro economico. La frenata del Pil avrà «implicazioni» anche sui conti, ha riconosciuto il ministro Padoan, ma queste saranno trattate proprio con la legge di Stabilità: il che vuol dire tanti soldi da trovare dal prossimo anno in poi, per mantenere gli impegni presi a partire dal taglio delle tasse, e forse una piccola correzione dei conti pure per il 2014.
La partita con Bruxelles però si gioca appunto anche sul tavolo delle riforme: oltre a numeri convincenti il governo dovrà fornire garanzie sulla propria capacità non solo di approvare ma soprattutto di attuare il riassetto di settori importanti quali il mercato del lavoro, la burocrazia, la giustizia civile. Così nelle ultime settimane dell’anno l’Italia si troverà a dover concretizzare il lavoro del semestre di presidenza della Ue risultando allo stesso tempo credibile in casa propria.

Il Messaggero