Ucraina in fiamme oggi vertice decisivo Obama chiama Putin «Cogli l’occasione»

OBAMA PUTIN

Giorno decisivo, ultima spiaggia, punto di non ritorno. Analisti e osservatori internazionali definiscono così il vertice di oggi a Minsk – capitale della Bielorussia – sulla questione Ucraina che potrebbe non arrivare neanche al prologo di una intesa definitiva. Rischiando di essere soltanto l’ennesimo accordo su un “cessate il fuoco”, fragile come finora sono stati tutti gli esiti diplomatici su questa crisi. Anche se, alla fine, le parti potrebbero scegliere un passaggio interlocutorio, con una dichiarazione congiunta che apra un percorso di pace.
Le quattro potenze che si riuniranno al tavolo di oggi sono ancora Germania, Francia, Russia e Ucraina, e cioè i loro leader Angela Merkel, Francois Hollande, Vladimir Putin e Petro Poroshenko. Fuori dal tavolo gli Stati Uniti, e questo può aiutare l’intesa. Barack Obama ieri pomeriggio ha telefonato a Putin per invitarlo a cogliere l’occasione di questo negoziato ma minacciando maggiori costi per Mosca. Washington aveva già dato lunedì enfasi a questo appuntamento, avvertendo che senza un accordo avrebbe potuto valutare di armare Kiev. Obama aveva definito i possibili aiuti «armi difensive letali», ma precisando che si tratta di un’opzione improbabile. Parole che hanno avuto una reazione da Mosca anch’essa sull’apparenza dura ma in realtà altrettanto calibrata. Se gli Stati Uniti dovessero armare l’esercito ucraino, ha replicato infatti Nikolai Patrushev, segretario del Consiglio di sicurezza russo, ci sarà «un’ulteriore escalation del conflitto». Il che, alla fine, può essere una previsione e non una minaccia. La successiva telefonata di Obama, ieri pomeriggio, ha mantenuto tesi i rapporti, dicendo a Putin che se continuerà con le sue «azioni aggressive» in Ucraina, «compreso l’invio di truppe, armi e fondi a sostegno dei separatisti, i costi per la Russia aumenteranno».
A incoraggiare gli ottimisti – e perfino Kiev si dichiara, tramite un suo portavoce «cautamente ottimista» anche se poi «pronta al peggior scenario» – c’è un incessante lavoro preparatorio di quelli che sono definiti gli “sherpa” della diplomazia internazionale. E cioè funzionari dei quattro Paesi al vertice, che presenteranno al tavolo un piano di pace. Accanto al loro lavoro, quello parallelo del cosiddetto “gruppo di contatto” già impegnato a Minsk (a questo tavolo ci sono anche i separatisti filorussi, con Mosca, Kiev e l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa).
I PUNTI-CHIAVE
Le soluzioni possibili (grande area demilitarizzata di almeno 50 km dalla linea del fronte, ritiro di tutte le armi pesanti, l’invio di truppe di pace di forze neutrali, “blindatura” delle frontiere) dovrebbero impegnare anche l’Unione europea e la Russia. Se Mosca e Bruxelles riusciranno a garantirsi reciprocamente la neutralità dell’Ucraina (e quindi non si parla più di annessione all’Unione europea, e meno che mai di adesione alla Nato), un piano di aiuti economici a Kiev e una progressiva autonomia riconosciuta alle regioni filorusse potrebbero convincere le parti a una pace effettiva. Dall’Italia, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha proposto – anche se definendola lui stesso «un po’ una provocazione» – il «modello del Sudtirol», e cioè le tutele a statuto speciale dell’Alto Adige. Quanto potranno essere autonome le province filorusse è uno dei nodi di più evidente divisione. Kiev è disposta a concedere un decentramento, Mosca chiede ampia autonomia.
L’EMINENZA GRIGIA
Putin dovrà fare i conti con la «profonda delusione» espressa da Angela Merkel, che con Putin sarà la vera protagonista del vertice di oggi. Il presidente russo, in difficoltà, ha voluto che a Minsk ci fosse anche il suo consigliere Vladislav Surkov, l’eminenza grigia considerato il regista dell’annessione della Crimea.
Ma ieri era perfino incerto che il vertice si tenesse, e a confermarlo indirettamente è stato il presidente francese Francois Hollande che ha detto di partire per Minsk «con la ferma volontà di ottenere un risultato». Intervenendo al Parlamento europeo a Strasburgo, Federica Mogherini l’Alto rappresentante Ue, sotto il tiro delle polemiche per la sua invisibilità nella trattativa, ha detto che l’iniziativa franco-tedesca «è europea, va nella direzione europea e deve avere tutto il supporto europeo».

Il Messaggero