Ucraina e gas, allarme Ue per l’inverno

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La terza guerra del gas tra Ucraina e Russia è dietro l’angolo. Dopo quelle del 2006 e del 2009 le due repubbliche ex sovietiche si sono scambiate ieri ultimatum e minacce che non lasciano presagire nulla di buono. Se Mosca non giungerà rapidamente a più miti consigli, offrendo una quotazione equa per le future forniture, Kiev è intenzionata a denunciare venerdì la Gazprom al Tribunale arbitrale di Stoccolma. Mentre da Bruxelles arriva l’allarme: «Se Mosca blocca le forniture, sarà colpita praticamente tutta la Ue, fatta esclusione per penisola iberica e Francia del sud». 
Come si ricorderà, dopo la deposizione del presidente Janukovich, il prezzo è stato unilateralmente alzato dai russi in aprile da 268,5 dollari per mille metri cubi a 485,5. Kiev è adesso pronta a saldare i propri debiti passati, da lei valutati in 2,2 miliardi di dollari, ma soltanto in presenza di un’apertura da parte della Gazprom. La monopolista moscovita non ci sente affatto: valuta in 5,2 i miliardi da incassare e ridurrà gli approvvigionamenti all’Ucraina a partire dalle ore 10 del 3 giugno in caso di mancato pagamento anticipato per le future consegne. 
L’EUROPA

Insomma, è muro contro muro con l’Unione europea, che rischia di andarci di mezzo come nelle due guerre passate. Dal territorio ucraino transita circa l’80% del metano per l’Ue. Bruxelles è preoccupata anche perché numerosi suoi membri orientali dipendono troppo da Mosca. Il tempo per prepararsi al prossimo inverno è davvero poco ed il braccio di ferro è invece prossimo. La scelta russa potrebbe trasformarsi, a lungo andare, in un boomerang. In aprile il premier polacco Tusk ha proposto la creazione di un’Unione energetica comunitaria: ossia che non siano più gli Stati Ue singolarmente a trattare con Mosca, bensì un ente europeo preposto. In questo modo la Gazprom sarebbe costretta ad abbassare i prezzi, che, fra l’altro, al mercato libero del gas sono di molto più convenienti per i compratori. Ed è proprio questa la misura che teme di più il Cremlino in mancanza di un mercato alternativo. 
GLI SCONTRI

A Donetsk, nel tardo pomeriggio, si è tornati a sparare intorno all’aeroporto internazionale, la cui facciata è mezza distrutta. Dal suo tetto i cecchini ucraini tengono a distanza i miliziani. La zona settentrionale del capoluogo del Donbass, dove si trova lo scalo, è isolata dal centro. Qui in mattinata si è tenuta una manifestazione di circa 3000 minatori a favore della Repubblica popolare. Le autorità cecene hanno, nel frattempo, hanno smentito che loro cittadini stiano combattendo in Ucraina, nonostante siano state registrate testimonianze contrarie. Una colonna, composta da una quindicina di mezzi con anche una autoblindo, ha percorso alcune strade centrali di Donetsk. Probabilmente sono i rinforzi arrivati da oltreconfine, come denunciato dalle autorità ucraine. I separatisti sono intenzionati a lottare “fino alla vittoria” ed hanno preparato barricate nelle strade, dove sparuti passanti si infilano nei pochi negozi aperti. La stazione ferroviaria funziona regolarmente. Ieri per alcune ore si sono perse le tracce di undici osservatori internazionali Osce, tra i quali anche un italiano. Fermati in mattinata a un posto di blocco a Marinka, sono ricomparsi a Donetsk verso le 19. 

Il Messaggero