Turchia: Erdogan attacca, chiuderemo Facebook e Youtube

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Toni sempre piu’ incandescenti nella gia’ velenosa campagna per le cruciali amministrative turche del 30 marzo, che vedono il premier islamico Recep Tayyip Erdogan, invischiato negli scandali di corruzione che scuotono il paese da dicembre, lottare per la sopravvivenza politica.

In una intervista alla tv privata Atv il ‘sultano’ si e’ scagliato contro le reti sociali, sulle quali escono quasi ogni giorno sue telefonate compromettenti intercettate con ogni probabilita’ dai giudici anti-corruzione rimossi nelle ultime settimane. “Ci sono nuove misure che prenderemo in questo campo dopo il 30 marzo” ha avvertito, “compresa la chiusura di Youtube e Facebook”.

Erdogan gia’ durante la grande rivolta di Gezi Park aveva definito Twitter, usato dai giovani ribelli turchi per informarsi e organizzarsi, aggirando la ‘autocensura’ imposta ai principali media, “una minaccia per la societa’”. Le minacce del premier hanno suscitato un mare di proteste sul web, le dure critiche dell’opposizione e anche un apparente altola’ del capo dello stato Abdullah Gul.

“Facebook e Youtube sono piattaforme riconosciute in tutto il mondo. Un divieto e’ fuori questione” ha detto il presidente.

Ma Gul, co-fondatore con Erdogan del partito islamico Akp al potere dal 2002, ha preso piu’ volte le distanze dal premier – come sulla ‘legge bavaglio’ su internet e su quella sul controllo del sistema giudiziario adottate nelle ultime settimane – che poi pero’ ha ratificato.

Fra i due e’ ancora aperta la partita delle presidenziali. I due turni, ha anticipato oggi Cnn Turk, si terranno il 10 e il 24 agosto. Da tempo Erdogan ha fatto sapere di volere la poltrona di Gul. Ma dopo l’esplosione della tangentopoli che fa tremare l’Akp e il suo governo il premier ha perso consensi.

Potrebbe lasciare la poltrona presidenziale a Gul, piu’ popolare. I sondaggi danno all’Akp fra il 36% e il 42%, contro il 50% alle politiche del 2011. Il primo partito dell’opposizione il Chp di Kemal Kilicdaroglu, non supera il 30%. Erdogan – seguito da decine di migliaia di persone ad ogni comizio – ha trasformato le amministrative in un plebiscito sulla propria persona minacciando di lasciare se l’Akp non rimarra’ il primo partito.

Nonostante il controllo dei grandi media il ‘sultano’ subisce pero’ l’erosione giorno dopo giorno delle telefonate intercettate compromettenti che continuano a uscire su internet e danno l’immagine di una gestione del potere autoritaria e opaca. Nelle piu’ critiche, di cui Erdogan contesta l’autenticita’, il premier discute con il figlio su come ‘fare sparire’ da casa milioni di euro in contanti. In altre ordina al direttore di una tv di togliere una notizia sgradita dallo schermo, attacca e fa piangere l’editore di un giornale, chiedendo il licenziamento del direttore e del giornalista autore di un articolo che lo ha irritato, chiede al ministro della giustizia di influire su un processo per ottenere la condanna di un editore ostile, o preme per fare riattribuire un appalto vinto da un imprenditore ostile al governo.

Tutto esce su Youtube e Facebook. Che dopo il 30 marzo potrebbero essere messi in condizione di non nuocere piu’. Un divieto delle reti sociali, avverte però Mustafa Akgul, dell’Associazione Tecnologie di Internet, vorrebbe dire “rinunciare alla democrazia e alle ambizioni europee” di Ankara.

E la Turchia, scrive Zaman online, entrerebbe nel club di Cina, Nord Corea o Iran.