Tsipras sfida la Ue: niente retromarcia

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«Il popolo greco ci ha dato un chiaro mandato per porre fine all’austerità e cambiare politica. Il nuovo governo non ha il diritto di chiedere un’estensione del programma di salvataggio», il primo ministro greco, Alexis Tsipras, ieri ha confermato la volontà di Atene di andare allo scontro con i creditori internazionali, malgrado il rischio di un’uscita della Grecia dalla zona euro. «Non si può chiedere di prolungare un errore. Chiederemo un programma ponte» fino a giugno, ha detto Tsipras davanti al Parlamento, dopo che il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, venerdì aveva escluso la possibilità di concedere una soluzione temporanea al governo greco per negoziare un accordo più ampio sul debito prima dell’estate. «La decisione irreversibile del nostro governo è di rispettare tutte le nostre pro-messe elettorali», ha spiegato Tsipras delineando un programma che contraddice gli impegni assunti dalla Grecia con gli altri paesi europei e il Fondo Monetario Internazionale. «Non negozieremo la dignità del nostro popolo», ha avvertito il premier greco.
Con il suo discorso incendiario, Tsipras ha messo la Grecia in rotta di collisione con i partner europei. Durante il tour delle capitali europee della scorsa settimana, al premier e al suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, era stato chiesto di evitare di assumersi impegni vincolanti davanti al Parlamento, per cercare di trovare un compromesso all’Eurogruppo di mercoledì prossimo. L’attuale programma di assistenza scade il 28 febbraio e, in mancanza un’estensione o una soluzione ponte, la Grecia non avrà più alcuna protezione senza poter rifinanziarsi sui mercati. Con diverse scadenze sul debito tra marzo e agosto e la Banca Centrale Europea che potrebbe chiudere definitivamente il rubinetto della liquidità, la «Grexit» rischia di trasformarsi in realtà. Ma, agli occhi di Tsipras, la minaccia di un’uscita di Atene dall’euro che potrebbe contagiare altri paesi è una carta da usare nei negoziati per strappare qualche concessione. La Grecia «non prenderà ordini», perché «il problema non è solo greco: è europeo», ha detto il premier. «Riprenderci la nostra sovranità, restaurare il ruolo da pari in Europa e affrontare la crisi umanitaria sono i nostri obiettivi prioritari», ha spiegato Tsipras, annunciando «un piano realistico, tattiche negoziali forti e di servire solo gli interessi del popolo greco».
IL NUOVO PIANO

Per Tsipras, «dopo cinque anni di barbarie» della Troika, «il nostro popolo non può subire ulteriormente». Ma le misure annunciate ieri sono destinate a irrigidire le posizioni dei creditori. «Rispetteremo la nostra promessa di aumentare il salario minimo a 751 euro» entro il 2016, ha detto Tsipras. Il premier ha spiegato che il governo procederà alla «riassunzione immediata dei dipendenti pubblici che sono stati licenziati illegalmente». La tassa sulle case sarà abolita per sostituirla con un’imposta sulle «grandi proprietà». La soglia per i redditi esclusi da tassazione passerà da 5 mila a 12 mila euro. I pensionati che ricevono meno di 700 euro al mese riceveranno la tredicesima e non ci saranno innalzamenti dell’età pensionabile. Il programma di privatizzazioni concordato con la Troika sarà di fatto bloccato: se le cessioni in corso potrebbero continuare, «sarebbe un crimine vedere altri attivi pubblici per ripagare un debito insostenibile», ha detto Tsipras. Alcune misure, come la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, vanno nella direzione chiesta dai creditori. Ma le parole di fuoco di Tsipras contro la Germania – «abbiamo il dovere morale di chiedere le riparazioni di guerra» – rischiano di portare a una rottura. «No ad altri soldi ai greci», ha detto il cancelliere austriaco, Werner Faymann.

Il Messaggero