Tsipras rilancia sugli aiuti, Merkel frena e l’Eurogruppo prende tempo

TSIPRAS

La Commissione europea ha fatto un’offerta, Tsipras ha rilanciato, la Merkel ha frenato e l’Eurogruppo si è adeguato. E intanto scade per Atene la rata Fmi. E’ la sintesi dell’ennesima convulsa giornata del filone “crisi greca”. Convocato per teleconferenza dalle 19 dal presidente Jeroen Dijsselbloem, l’Eurogruppo ha infatti deciso di non decidere, ovvero di prendere tempo. I ministri delle Finanze si sono riconvocati per domani, mentre per l’immediato non hanno deciso ulteriori proroghe dell’attuale programma di aiuti, che quindi si chiude a mezzanotte. Atene aveva risposto a un’offerta di accordo in extremis della Commissione europea, facendosi avanti con una controproposta che è anche una formale richiesta di aiuti, su quello che sarebbe il terzo piano di supporto al Paese. Una richiesta di assistenza piena per due anni contestuale a una ristrutturazione del debito, che il premier Alexis Tsipras ha recapitato a Eurogruppo e Esm, il fondo salva-Stati europeo. Ma prima ancora che i ministri delle Finanze si riunissero per decidere sull’ultima trovata è piombato l’altolà della cancelliera della Germania. “Prima che si tenga il referendum, da parte tedesca non possiamo discutere una nuova domanda di aiuti”, ha detto Angela Merkel, ribadendo durante un incontro con i parlamentari di Cdu e Csu un concetto che aveva espresso già ieri. Ossia che arrivati a questo punto, prima di fare altri passi, bisognerà vedere l’esito di questo referendum convocato da Tsipras il 5 luglio. Con il quale è stato fatto saltare il precedente tavolo negoziale e che dovrebbe mettere i greci di fronte alla scelta se accettare o respingere l’ultima offerta di aiuto dell’Ue. Ma che in realtà molti osservatori considerano un plebiscito sulla permanenza stessa nell’euro. Secondo le tabelle allegate dal governo greco nella lettera di Tsipras, servono oltre 29 miliardi di euro per onorare i debiti in scadenza della Grecia da qui alla fine del 2017. Sul 2015 restano da pagare 12,335 miliardi, nel 2016 ce ne sono altri 7,191 miliardi e nel 2017 9,619 miliardi. Per un totale di 29,145 miliardi. E per l’immediato c’è lo scoglio del Fondo monetario internazionale. Se come promette il suo ministro delle Finanze Varoufakis, la Grecia non paga entro le 18 di Washington (mezzanotte in Italia) gli 1,6 miliardi di euro in scadenza verso l’istituzione, la sua messa in mora sarà immediata. Si tratterebbe della più grande insolvenza nella storia del Fmi e la Grecia che è anche il maggiore debitore verso l’istituzione, con 35 miliardi di euro a seguito di due piani di salvataggio portati avanti dal 2010 in poi. La direttrice Christine Lagarde ha messo le mani avanti, chiarendo che notificherebbe “immediatamente” il mancato pagamento al direttorio. E questo passo avrebbe delle conseguenze negative sui debiti di Atene verso le istituzioni europee. In particolare il “vecchio” fondo salva Stati Efsf si vedrebbe comunicare formalmente l’inadempienza, con tutte le ricadute che questo avrebbe nel bloccare ipotetici futuri esborsi verso Atene. In ogni caso la Grecia perderebbe immediatamente l’accesso ad altri finanziamenti di Washington. E l’ipotesi di proroga del programma di aiuti Ue serviva a sbloccare una nuova tranche di fondi a favore di Atene, per 7,2 miliardi di euro, di cui circa la metà sarebbero dovuti arrivare proprio dal Fmi. intanto il sistema finanziario del Paese è già compromesso, con il governo che ha imposto limiti ai prelievi di contanti (60 euro al giorno) dopo un fine settimane in cui i bancomat sono stati svuotati da cittadini presi dal panico. Banche e Borsa resteranno chiusi fino a lunedì incluso.

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