Tsipras congela le privatizzazioni «Ma con la Ue non romperemo»

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ROMA Un occhio, spalancato, sul suo popolo, l’altro, più guardingo, su Bruxelles. Nel suo primo Consiglio dei ministri, il nuovo premier greco Alexis Tsipras su due punti è stato chiarissimo: sì al negoziato con i creditori sul debito di 240 miliardi di euro ma «nemmeno un greco senza aiuti, senza cibo e senza luce». Ora bisognerà trovare la formula magica per far conciliare le cose.
GOVERNO DI SALVEZZA
Mentre la Borsa di Atene franava e i tassi di interesse dei titoli di Stato si impennavano, Tsipras innalzava il suo scudo protettore sulla Grecia e da alcuni suoi ministri partivano le prime frecciate contro la politica di privatizzazioni. «Abbiamo un nostro programma di riforme con l’obiettivo di non creare ulteriore deficit, però, allo stesso tempo, senza imperativi asfissianti. Non è nostra intenzione quella di andare a uno scontro mutualmente distruttivo. Siamo il Governo di salvezza nazionale e come tale lavoreremo».
Quattro i cardini portanti del programma di Governo: affrontare la crisi umanitaria provocata da 5 anni di austerità; crescita economica e creazione di nuovi posti di lavoro; ristrutturazione del debito; dare alla Grecia un Esecutivo «trasparente» – parola sulla quale Tsipras è tornato molte volte – che demolisca, a almeno aggredisca, il sistema di corruzione, evasione fiscale e clientelismo. «Dobbiamo mettere mano a riforme improrogabili che non sono state fatte negli ultimi 40 anni per mettere fine a una forma di Stato che operava contro gli interessi della società».
PRIVATIZZAZIONI
Archiviato il discorso del premier – trasmesso in tv – per ribadire quanto promesso in campagna elettorale, il Consiglio dei ministri è poi passato, a porte chiuse, a mettere in cantiere le prime misure concrete. Alt alle privatizzazioni, innanzitutto nei settori strategici per lo Stato: a cominciare da quella dell’Ente energetico, dei Porti del Pireo e Tessalonica, degli aeroporti regionali. Via libera anche alle riassunzioni nel settore pubblico, a partire, come annunciato ieri dal ministro delle Finanze Yannis Varoufakis, dalle donne delle pulizie del suo ministero, divenute un simbolo della protesta anti-austerità.
Per quel che riguarda le misure che andranno a impattare direttamente sulle tasche della gente, si punta a riportare il salario minimo ai livelli pre crisi: quindi, dagli attuali 586 a 751 euro. Dovrebbe essere ristabilito l’accesso universale al sistema sanitario nazionale, con l’abolizione dei ticket. Si dovrebbe andare incontro anche al blocco dei pignoramenti delle case e delle aste delle case già confiscate, alla fornitura di corrente elettrica gratuita per le famiglie più povere. Tutto vorrebbe essere approvato entro 100 giorni. Ma per farlo, Tsipras ha margini di manovra strettissimi. La ricerca del l’aristotelico “giusto mezzo” fra estreme “passioni” è solo all’inizio.

IL MESSAGGERO