Troika

Troika

Quante volte in questi anni abbiamo sentito nominare la parola Troika? Tante,  troppe volte. Nella realtà di tutti i giorni la Troika altro non è se non Fondo Monetario Internazionale + Unione Europea + Banca centrale europea. È l’incubo che ci assilla ormai da tre anni, da quando la crisi economica mondiale ci ha riguardato così da vicino. È la triade che ha commissariato la Grecia, è la triade che ci ha imposto e continua ad imporci i compitini a casa, visto che ci facciamo riconoscere per essere degli alunni non proprio modello.

Ma siamo davvero sicuri che la vera Troika sia questa? Io penso che la vera Troika sia un’altra: banche, giornali e finanza.Le banche, quel perfetto meccanismo di accumulo di denari altrui e quell’imperfetto concessore di credito. Perché le banche concedono quattrini a chi vogliono, e magari non hanno le garanzie che quei soldi li riavranno, e lo negano a chi invece potrebbe utilizzarli in maniera più concreta. In questi anni di difficoltà economica tante imprese, per lo più le piccole e medie, si sono sentite rifiutare un prestito, condannate così al fallimento. Mentre invece li hanno ottenuti personaggi di dubbia moralità e capacità, ma solo amici degli amici.

Ed i giornali? Continuano a percepire contributi pubblici, quindi denari nostri, per scrivere il più delle volte cose non sgradite ai soliti amici degli amici. Perché nei CDA albergano comodamente molti istituti bancari. E sia mai che si provi a criticare qualche azzardata scalata, qualche inutile investimento, qualche sicuro spreco. Qualcuno ricorda la vicenda MPS? Sparita dalle pagine dei quotidiani e dagli schermi delle TV, con buona pace di tutti. E che dire dei finanzieri, inteso nel termine stretto degli uomini della finanza e non di quelli con la fiamma sul cappello? Il destino del mondo è universalmente riconosciuto nelle proprie mani. Decidono su cosa investire, su cosa e su chi speculare. Senza troppi giri di parole, la crisi di oggi dipende dalle loro ardite azioni, dai loro innumerevoli errori strategici. La nostra sensazione di insicurezza sul futuro riconosce un solo comune denominatore: la finanza mondiale. Siamo tristemente alla loro mercé, siamo purtroppo destinati a soccombere di fronte ai voleri altrui.

Potrà ancora continuare così? Auguriamoci che si riprenda il coraggio di scrivere anche di cose sgradite ai grandi personaggi, auguriamoci che un piccolo imprenditore possa rientrare in una banca ottenendo ciò di cui ha bisogno, perché nel momento in cui investirà quei denari lo farà non solo per se stesso, ma anche per la collettività, auguriamoci di tornare a vivere in un mondo in cui i nostri destini non dipendano più dai voleri degli “squali” della finanza, auguriamoci di tornare a vivere in un mondo in cui la libertà possa essere il vero liet motiv della nostra quotidianità.

Alessandro D’Offizi