Tripudio Ancelotti: «La mia Champions più bella»

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LISBONA «Como no te voy a querer, come no te voy a querer, si fuiste campeon de europa por novena vez». Come faccio a non amarti cantano i tifosi madridisti, ma la cantano anche Ramos, Isco, Pepe, Marcelo, Khedira, Modric e Morata che hanno fatto una goliardica invasione di campo durante la conferenza stampa di Ancelotti. Preso alla sprovvista, anche Carletto ha intonato l’inno madridista battendo i pugni sul tavolo per scandire il ritmo. Poi Pepe ha chiuso il sipario con un bacio d’affetto al tecnico che sa tanto di stima, di un calciatore ritrovato dopo che Mourinho lo aveva messo ai margini del progetto.

«Questo è un fuori programma, inatteso». Ma graditissimo, come le parole dei suoi uomini, che lo seguono e lo amano. Dal primo giorno. Ammette Benzema: «Ancelotti ci ha dato quello che non avevamo, la tranquillità, allontanando sempre la pressione».

Un club e un uomo insieme nella storia. La Coppa «Orejona» è nelle mani del Real, decimo sigillo e tanto di stella. Lui orgoglioso. Tre Coppe dei Campioni, due con il Milan una col Real, l’uomo più vincente d’Europa. Una storia sbocciata a Manchester, la vittoria col Milan sulla Juve in un crescendo di emozioni. Ovunque un trofeo per Re Mida Carlo. Titolo con Chelsea e Psg dopo quelli rossonei, la Champions che Madrid aspettava da dodici anni, oltre la Copa de Rey.

Ma il delirio è tutto por la Decima, dove nessuno era riuscito nell’impresa, Special One compreso, ha messo il timbro Carlo Re di Spagna. «Mi sento orgoglioso di aver raggiunto questo traguardo fondamentale per tutto il Real. Quando sono entrato nella sala trofei del Bernabeu, ho detto al presidente che mancava una coppa e che dovevamo provare a conquistarla questa stagione. Ci siamo riusciti. Il Real è qualcosa di speciale, pareti che profumano di storia e tradizione».

Tre vittorie, quale la più bella? «Sarebbe sciocco fare classifiche, sono tutte belle ma questa mi riempie d’orgoglio perché abbiamo regalato felicità al popolo madridista. Ho trovato un gruppo di giocatori fantastici, senza di loro non saremmo qui a parlare>. Per le piazze di Lisbona, da Rossio a Restauradores è un delirio che durerà fino all’alba. «Como no te voy a querer… ». Come faccio a non amarti. Adesso lo sa anche Carlo.

IL TEMPO