Tremarella Ancelotti

ANCELOTTI

Forse tutta la banda del Real Madrid ha letto la formazione del Borussia Dortmund, ancora più disastrata del previsto, e ha pensato che non ci sarebbe stata storia contro alcuni di questi sconosciuti (a loro). Di sicuro dopo un quarto d’ora, quando i bianchi hanno avuto un rigore, il resto della compagnia ha pensato al sorteggio di venerdì e a come evitare in semifinale l’altra spagnola. Ma poi, dopo l’errore di Di Maria dal dischetto, nessun madridista ha avuto più il tempo di riflettere sul futuro. Dovevano tenere stretta la pancia dalla strizza. Il Borussia Dortmund non è riuscito ad arrivare almeno ai supplementari, come meritava, ma ha restituito ai bianchi la stessa paura provata l’anno scorso. Nella semifinale del 2013 il 4-1 dell’andata sembrava un’assicurazione sulla vita per i tedeschi, invece al Bernabeu il Madrid sfiorò il gran colpo e i dirigenti borussiani si chiusero in bagno per il terrore. Non si sa dove siano finiti Florentino Perez e Butragueño ieri verso il 90’, però le sensazioni sono state identiche.

Real sottomesso Una sola squadra si era fatta rimontare nella Champions moderna dopo aver vinto l’andata con tre gol di scarto: era il Milan di 10 anni fa, distrutto al ritorno dal Deportivo La Coruña (4-1 e 4-0). Lo allenava Ancelotti e il bis sarebbe stato un numero irritante in una carriera dalle soddisfazioni abbondanti come i trofei. I suoi hanno fatto di tutto per far entrare di nuovo il tecnico nella galleria degli orrori. Non ci fosse stato Casillas (e un palo) la gara sarebbe durata ancor di più. La prima sconfitta del Real Madrid in questa Champions diventa così digeribile, ma per il finale di stagione crescono le ansie per una squadra che sembrava superiore fino a metà marzo, poi ha infilato tre k.o. in sei gare.

Il falso vero Borussia L’assenza di Ronaldo, annunciata la sera prima dallo stop in allenamento, non è paragonabile a quelle dei borussiani. Ai sei titolari previsti si aggiunge anche Sahin. Con Bender, Kehl e Gundogan sono quattro centrali su quattro fuori: Klopp propone così Kirch, 31enne una sola volta titolare nelle cinque presenze in campionato, come unico mediano davanti alla retroguardia. Sì, l’ultima riserva. Il Borussia è vero soltanto da trequarti in avanti, le linee dietro sono pura fantasia ai limiti del pudore. Ma il tecnico disegna il 4-1-4-1 provato soltanto sabato nel secondo tempo con il Wolfsburg. E Reus, che si sposta da interno sinistro a seconda punta, è la chiave di un primo tempo mostruoso. La doppietta di Woody è propiziata anche dagli errori del Real, dai gentili assist di Pepe e Illaramendi, ma quando parte, anche nel secondo tempo, il numero 11 sembra Bolt e nel raddoppio oltre a impostare va a raccogliere la deviazione sul palo di Casillas, dopo la conclusione di Lewandowski.

I rimedi di Carlo Ancelotti cambia la catena di destra, inserendo Isco per Illaramendi e mandando sull’altro lato Modric e Bale. Il gallese cresce ma non supera mai il portiere, nemmeno all’ultimo istante quando i borussiani sono stremati e tutti in avanti. Casillas invece respinge su Grosskreutz, il palo raccoglie l’ennesimo errore di Mkhitaryan, la cattedrale giallonera spinge il Borussia ma alla gente non resta che l’applauso dopo la fine. Ronaldo, a cui sembra sia stato chiesto di entrare ma ha fatto gesti di non essere a posto, sorride per la scampata figuraccia. Il Real passa, ma non nella maniera prevista.

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