Tregua Ucraina Obama: «I confini non si disegnano con le pistole»

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Tregua. La parola più attesa, e invocata, è stata pronunciata finalmente ieri mattina anche se poi, nel corso della giornata, ha mostrato tutta la sua fragilità. Un’intesa è stata raggiunta al telefono, dai due presidenti di Russia e Ucraina, Vladimir Putin e Petro Poroshenko, e subito Kiev l’ha annunciata con sollievo parlando di un «cessate il fuoco permanente». 
Pochi minuti dopo l’annuncio di Kiev, gli insorti filorussi dell’auto-proclamata repubblica di Donetsk hanno detto di essere pronti a risolvere il conflitto con un negoziato politico. Passano ancora pochi minuti, ed ecco la parziale conferma del Cremlino: Putin e Poroshenko si sono accordati «in gran parte» sui passi da fare per un rapido cessate il fuoco tra esercito regolare e miliziani nel sud-est del Paese. Mentre la «tregua» e soprattutto l’aggettivo «permanente» non ci sono. Tradotto: Putin ha dettato e imposto la sua agenda per la pace. Un cessate il fuoco non immediato (la data indicata è domani, in concomitanza con l’appuntamento per i negoziati di Minsk tra l’Osce -l’Organizzazione per la sicurezza-, Russia, Ucraina e insorti), anche se già le notizie sui combattimenti si sono diradate. 
IL CONSIGLIO EUROPEO
Naturalmente nessuno si chiede come Putin possa trattare a nome degli insorti dopo le ripetute prese di distanza dal conflitto. E il primo ministro dell’Ucraina, Arseni Yatseniuk, parla subito di fumo negli occhi, sostenendo che il piano di Mosca servirebbe solo a «congelare» la guerra ed «evitare le sanzioni occidentali». La Commissione europea ha condiviso una serie di proposte per nuove sanzioni e misure ristrettive contro la Russia, e tra oggi e domani il Consiglio dell’Unione europea dovrà decidere. Si è parlato anche (lo sostiene il Financial Times) di boicottare i Mondiali di calcio del 2018, in programma appunto in Russia. Ipotesi che in ogni caso non sarà nel “pacchetto” europeo. Mentre da oggi, per due giorni, a Newport in Galles si terrà un vertice Nato («cruciale» secondo la definizione del numero uno dell’Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen) che dovrà decidere su nuove basi nell’Est europeo. 
Ma “tregua” è parola dagli effetti miracolosi, e l’esercitazione della Nato nell’Europa orientale (e presto in Ucrania), che sembrava voler essere un’esibizione muscolare, è già declassata nella parole del ministro della Difesa italiana, Roberta Pinotti: «Non è da intendere come un elemento di pressione sulla Russia».
La tregua al telefono non ha convinto troppo né l’Europa né Barack Obama. Il presidente statunitense è già in Europa, oggi sarà in Galles per il vertice Nato. Ma ieri, a Tallinn, in Estonia, ha incontrato i leader dei Paesi baltici per tranquillizzarli sul «granitico» impegno al loro fianco degli Usa e della Nato: «I confini non possono essere ridisegnati dalla canna di una pistola».
«L’aggressione della Russia contro l’Ucraina» ha detto ancora Obama, minaccia la libera Europa. «Vi sono forze di combattimento russe, con armi e carri armati russi, questi sono i fatti». Ma la Nato non permetterà che questa aggressione rimanga impunita: «Difenderemo i nostri alleati». E ricordando l’annessione che l’Unione sovietica impose alle tre repubbliche baltiche ha concluso: «Avete perso la vostra indipendenza una volta, non la perderete più».
IL PIANO DI PACE
Il suo piano Putin lo ha raccontato ai giornalisti che lo accompagnavano in aereo, in visita di Stato a Ulan Bator, capitale della Mongolia: sospensione degli attacchi aerei, ritiro dell’esercito ucraino, blocco delle ostilità e delle iniziative delle milizie ribelli, scambio di prigionieri, l’apertura di “corridoi umanitari”. Poroshenko, da Kiev, non ha commentato le dichiarazioni di Putin. C’è un’opportunità per chiudere una guerra che l’Ucraina non può sostenere, e spera di coglierla. 

Il Messaggero