Tregua con Berlino ma Renzi avverte la Bundesbank: non si immischi

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ROMA Dopo le tensioni con i falchi tedeschi del rigore, tregua, ieri, tra Italia e Germania. In una sorta di dialogo parallelo, Matteo Renzi da Roma – dove si svolgeva il primo incontro del semestre italiano con la Commissione Ue di Barroso – e il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, da Berlino, hanno siglato l’armistizio. «Nessuna polemica con il governo tedesco», ha detto il premier, riservando i suoi strali per la Bundesbank. Quasi in contemporanea Seibert dichiarava – prendendo le distanze dal presidente della banca centrale tedesca, Jens Weidmann – che «non c’è differenza tra Italia e Germania. Remiamo nella stessa direzione». Neutra e, come tale, non solidale con Weidmann, la considerazione del portavoce secondo la quale «il presidente della Bundesbank parla a nome di una banca che agisce in modo indipendente e dunque non commento le sue dichiarazioni. La posizione del governo tedesco è già stata espressa più volte».
Dal canto suo, Renzi, dopo aver sottolineato «l’ottimo rapporto» che intrattiene con Angela Merkel e aver «molto apprezzato la presa di posizione del governo di Berlino» espressa da Seibert, ha replicato seccamente all’attacco portato all’Italia da Weidmann in nome del rigore: «Il compito della Bundesbank – ha detto il presidente del Consiglio – è quello di assicurare il proprio obiettivo statutario, non di partecipare al dibattito politico italiano. Rispetto il lavoro della Buba, quando ha il desiderio di parlare con noi è la benvenuta, partendo dall’assunto che l’Europa è dei cittadini, non dei banchieri né tedeschi né italiani». E ancora Renzi: «Non c’è nessuna polemica tra noi e il governo tedesco sulla gestione della stabilità e della flessibilità. Siamo convinti che bisogna innanzitutto condividere insieme le regole che ci siamo dati e che dicono stabilità ma anche crescita. La flessibilità non è una richiesta dell’Italia: serve all’Europa non all’Italia. A noi serve il processo di riforme che abbiamo avviato».

NESSUN CONFLITTO CON BERLINO L’assenza di conflitti con Berlino è stata ribadita ieri anche dal ministro dell’Economia Padoan, il quale ha affermato di aver verificato «che non c’è nessun problema con la Germania» anche attraverso un lungo colloquio con il «suo amico» e omologo tedesco Schaeuble. E che «il nostro problema non sia la Germania ma l’Italia» è stata un’altra osservazione fatta nella conferenza stampa tenuta con Jose Manuel Barroso da Matteo Renzi riprendendo il discorso delle riforme da fare nei «mille giorni» che partiranno dal primo settembre e che porteranno a «un grande restyling complessivo» del nostro Paese. Piano di riforme che Barroso ha definito «in linea con le raccomandazioni della Commissione europea. Ma – ha aggiunto – anche se non ci fosse la Ue sono certo che l’Italia avrebbe bisogno di riforme. Non è l’Ue che gliele impone. Per questo sosteniamo pienamente la presidenza italiana e i suoi obiettivi riformatori. L’Europa ha bisogno dell’entusiasmo del presidente Renzi, che potrà sempre contare sull’appoggio della Commissione. Per fare un’Europa forte abbiamo bisogno di un’Italia forte e della passione europeista di Matteo Renzi», ha concluso Barroso ringraziando il nostro Paese per «le vite salvate con l’operazione Mare Nostrum». Tema al quale si è agganciato con determinazione Renzi affermando che l’Italia «intende aiutare le autorità libiche e chiedere formalmente l’aiuto dell’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu». L’obiettivo indicato dal premier, assieme a un rafforzamento del Frontex, è quello di consentire all’Unhcr di «andare in Libia e gestire da lì l’afflusso degli immigrati». Afflusso che, ha rilevato Renzi, «ha raggiunto in queste ore un numero record di donne e uomini, bambine e bambini che arrivano sulle nostre coste e che l’Italia salva perché non si può consentire di lasciare andare alla deriva navi che trasportano bambini». 

IL MESSAGGERO