Tragedia all’Argentario, morti tre sub

PORTO SANTO STEFANO

GROSSETO «Ho provato in tutti i modi a salvarlo, ma non ce l’ho fatta». Le lacrime segnano il volto, i muscoli cedono dopo oltre un’ora di tentativi di far ritrovare una luce negli occhi di Fabio che si batteva i pugni sul petto mentre era inghiottito dal blu delle acque che continuavano a sfiorare l’Isola delle Formiche, animate dall’indifferenza della natura. Marco Barbacci, 35 anni, sviene, ha un malore quando capisce che quel battito non riecheggerà più nel petto di Fabio Giaimo, 57 anni, medico rianimatore dell’ospedale di Castiglione del Lago. «Fabio è morto, Fabio non c’è più». 
L’ALLARME
Il male si è dato appuntamento ieri mattina al largo di Porto Santo Stefano, all’Argentario: a 11 miglia dalla costa tre sub sono morti, stroncati probabilmente da un embolia, mentre erano a circa 30 metri di profondità. Erano tutti di Perugia, erano tutti esperti ed appassionati di immersioni: insieme a Fabio Giaimo c’erano Gianluca Trevani, 35 anni tecnico informatico di Bastia e Enrico Cioli, 37, tappezziere di Bastia Umbria. Facevano parte del club “Thalassa” di Perugia ed erano partiti domenica mattina da Talamone a bordo di una barca del centro Diving Talamone Abc sub. La Procura di Grosseto ha aperto un’inchiesta, al momento senza alcuna ipotesi di reato. La barca e l’attrezzatura per l’immersione è stata sottoposta a sequestro. «I malori sono avvenuti non in modo concatenato, non è la classica situazione in cui un sub si sente male, gli altri provano ad aiutarlo e accusano malori» fanno sapere dalla Guardia Costiera di Porto Santo Stefano. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori anche la possibilità che le attrezzature abbiano avuto problemi tecnici.
L’allarme è stato lanciato verso le 12. «Fate presto, un sub si è sentito male», la telefonata ricevuta dalla Guardia Costiera. Ad allertarla sono stati i responsabili del centro diving che aveva portato in mare aperto 11 appassionati di immersione: 8 facevano parte del club Thalassa di Perugia, erano tutti amici, compagni di tante avventure di mare. Fabio Giaimo era arrivato in moto ieri mattina a Talamone da dove è partita l’escursione. Insieme ai tre amici della provincia di Perugia si era distaccato dal gruppo di diving. «Perché loro erano esperti, loro sapevano quello che facevano e soprattutto erano prudenti», racconta un amico. Fabio Giaimo è insieme a Marco Barbacci (istruttore del Thalassa club) Gianluca Trevani e Enrico Cioli sono distanti. Il primo ad accusare un malore è Fabio. Mentre riemerge si batte i pugni sul petto, prova disperatamente a raggiungere la superficie dell’acqua. Perde i sensi, non respira, ha forse un’embolia. 
GLI ISTANTI FATALI
Marco va in aiuto del suo amico, quel medico anestesista rianimatore molto conosciuto a Perugia, per la sua professionalità e per il suo impegno nel sociale: faceva parte infatti dell’associazione Amici del Malawi. Era istruttore sub, aveva tre brevetti, mai nessuno avrebbe potuto pensare che un giorno il mare, il suo più fidato amico, potesse tradirlo. Quando Fabio accusa il malore, quando l’embolia ormai l’ha già devastato, Marco cerca di aiutarlo. Ma stanno in mare aperto e non sarà facile andare in soccorso della coppia. «La guardia costiera ha inviato due motovedette e fatto decollare un elicottero per le ricerche in mare – fa sapere Monica Selene Mazzarese, responsabile del circondario marittimo di Porto Santo Stefano – i militari hanno raggiunto il gruppo e tre sub erano morti, mentre il quarto era incosciente ma ancora vivo ed è stato trasportato da una motovedetta fino alla scogliera delle Formiche e affidato alle cure mediche del personale del 118». Le motovedette riescono a soccorrere Marco e a recuperare il corpo di Fabio, pensano che l’incubo sia finito. 
LE INDAGINI
Ma mentre fanno ritorno verso il porto di Marina di Grosseto la tragedia riempie gli occhi dei soccorritori. Ci sono altri due corpi che galleggiano nel mare, ci sono altri sub ormai senza vita in balia delle onde del mare. Sono Gianluca ed Enrico, sono i compagni di immersione di Fabio e Marco e anche per loro non c’è più nulla da fare. I teli blu avvolgono i corpi portati dalle motovedette in porto, le bare grigie racchiudono gli sguardi ormai spenti di tre amici appassionati di immersione che hanno lasciato ogni sogno sul fondale del mare. Per la Guardia Costiera «si tratta di eventi separati». Ossia, non sembra accertata l’ipotesi del primo sub che si è sentito male e degli altri che sono morti nel tentativo di soccorrerlo. I malori sono avvenuti in circostanze diverse. La Procura ha sequestrato l’imbarcazione e la strumentazione per le immersioni. Sembra che le bombole fossero state affittate nel centro diving di Talamone mentre il resto dell’attrezzatura era dei sub. Da una prima verifica delle bombole, una era scarica, un’altra ancora con pochissima aria. Forse erano stati molto in mare. Oggi l’autopsia potrebbe chiarire la dinamica del decesso. 

IL MESSAGGERO