Tra diplomazia e turismo il blitz di Barack a Roma

ROMA COLOSSEO 1

ROMA Pioverà, perché pioverà. E non saranno giornate di tiepida primavera romana, al massimo 13-14 gradi. Ma nelle 36 ore che si è ritagliato per la sua visita a Roma, il presidente Obama probabilmente non avrà neppure il tempo di alzare gli occhi al cielo, tanto fitta è l’agenda degli impegni, tanto è incalzante il programma che solo l’ambasciata americana si ostina a non confermare, ma «solo per motivi di sicurezza».

Saranno trentasei ore con il fiato sospeso, con la Storia che ci passa davanti: un gigantesco apparato di vigilanza messo a punto dal Viminale e dalla Questura di Roma, mille uomini e anche più, a presidiare gli obbiettivi possibili, le compagnie aeree, le grandi catene commerciali, a monitorare gli umori della galassia antagonista, a montare sistema jammer lungo i possibili percorsi per impedire interferenze elettromagnetiche o l’attivazione di congegni a distanza.
ARRIVA MICHELLE? SMENTITE

Chiuso lo spazio aereo questa sera, ancora chiuso per diverse ore nella giornata di domani e venerdì mattina, quando Obama lascerà l’Italia. Bonificate le strade attorno all’ambasciata di via Veneto, attorno alla residenza di Villa Taverna e soprattutto nella zona del Colosseo, dove giovedì pomeriggio dovrebbe consumarsi il più scenografico degli appuntamenti. Piazza pulita di tutto: via le auto in sosta, via i cassonetti, e pazienza per i turisti e i finti gladiatori, via anche loro, almeno in quelle ore.

Tutto inizia stasera con l’atterraggio dell’Air Force One a Fiumicino, e forse anche con un colpo di scena, almeno a dar retta a diversi siti belgi rilanciati ieri sera anche dalla stampa americana: l’arrivo a Roma di Michelle Obama a Roma, assolutamente inatteso. L’ambasciata smentisce, staremo a vedere. Comunque, cena a Villa Taverna con l’ambasciatore Thorne e poi tutti a nanna.
L’indomani, alle dieci e mezza, il primo incontro fra Obama e Papa Francesco, il ventottesimo nella storia dei rapporti tra Washington e la Santa Sede, molto atteso dai media americani che da giorni continuano a discutere delle possibili radici cattoliche del pensiero del Presidente, e soprattutto della fortissima impronta cattolica dell’Amministrazione. Le tv impazziranno per un’immagine di loro due, Obama e Francesco, nel cortile di San Damaso.
VENTISEI AUTO, OTTO MOTO

Alle dodici e un quarto il corteo presidenziale di ventisei auto blindate e otto moto raggiungerà il Quirinale, per l’incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l’uomo che più volte Obama ha detto di ammirare. A seguire, l’incontro con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, nella spettacolare e collaudatissima cornice di Villa Madama. Arrivo alle 14.20, dieci minuti di rassegna militare a uso e consumo della stampa mondiale, poi l’incontro vero e proprio, con tanto di conferenza stampa congiunta fissata per le 15.40.
IL SIT IN IN VIA VENETO

Quaranta minuti più tardi il Presidente degli Stati uniti è atteso al Colosseo, e non esistono accrediti per questo evento, ognuno si sta raccomandando come può. Tra gli anelli dell’Anfiteatro Flavio lo guiderà un archeologo, gli sarà consentito, come a un turista qualsiasi, anche un po’ di shopping che un ricordino non guasta mai.

Potrebbero essere questi i momenti più delicati della visita. Perché controllare tutta l’area del Colosseo, così aperta, non sarà uno scherzo, ma anche perché, proprio a quell’ora, sotto l’ambasciata di via Veneto, ci sarà un sit-in, la più importante della manifestazioni di protesta organizzate per questa visita. Una sfilza di sigle dai No Muos ai No War, ai Cobas, ai Citizens for Peace, fino al Comitato di solidarietà Leonard Peltier, che si batte per la liberazione di questo «nativo americano detenuto da 38 anni».
Poi l’ultimo appuntamento romano, ma non il meno importante: un incontro «privatissimo» con tutto lo staff dell’ambasciata americana in Italia.

Il Messaggero