Totti, sfida al mondo per il pallone d’oro

Pallone d'oro

Per molti è ormai una leggenda, per altri è semplicemente “Il Capitano”. La lunga carriera di Francesco Totti è stata un susseguirsi di record ed epiteti. In ventuno anni di professionismo “er Pupone”, “il Gladiatore” o, se preferite, “l’ottavo Re di Roma”, ha collezionato molteplici riconoscimenti individuali: su tutti, a livello europeo, la scarpa d’oro quando nella stagione 2006/2007 realizzò 26 reti in Serie A e il Golden Foot nel 2010. Minori, invece, le soddisfazioni a livello di team al netto della magica notte di Berlino.

Totti ha vinto e ha fatto vincere tutto quello che si poteva conquistare in un club con le potenzialità economico-finanziarie della Roma. Nella teca dei trofei del capitano giallorosso, però, manca all’appello un premio: il più prestigioso. Il Santo Graal del calcio, come alcuni lo amano definire. Il pallone d’oro. Francesco Totti lo ha solo sfiorato nel 2001 e nel 2006. «Fossi andato al Real Madrid mi sarei preso due Palloni d’Oro», dichiarò Totti a France Football. Un pizzico di rimpianto per l’occasione perduta che potrebbe solo lievemente inquinare la perfetta storia d’amore tra Totti e la Roma. Magari proprio nel momento in cui la carriera del talento di Porta Metronia presenterà il conto. Alla soglia dei trentotto anni, però, Totti potrebbe avere ancora l’incredibile chance di entrare nella storia del calcio moderno per l’ennesimo record. L’occasione potrebbe partire da Roma, passare per Coverciano e arrivare in Brasile: si chiama Mondiale e solo Cesare Prandelli può negarla al numero dieci giallorosso.

La convocazione non rappresenterebbe il classico tributo alla carriera, un contentino, ma un atto di giustizia nei confronti di chi, in questa stagione, ha cucito il gioco della vera antagonista di una Juve stellare. Parlare di Totti al Mondiale risuonerà ai più soltanto come una provocazione. Allora state seduti e allacciate le cinture. Totti al Mondiale può vincere il pallone d’oro. Tesi inverosimile? Le argomentazione vanno cercate, forse desiderate, ma ci sono. In primo luogo, tranne in rare eccezioni, nell’anno dei Mondiali il pallone d’oro viene assegnato al calciatore che ha meglio figurato nella competizione intercontinentale. Il Mondiale, poi, è una competizione a breve termine e con la giusta preparazione atletica anche i calciatori più maturi possono permettersi il lusso di non esasperare la gestione del proprio fisico. Totti, alla sua ultima occasione su un palcoscenico di tale importanza, può esprimersi al massimo nelle tre partite del girone. Negli scontri diretti, poi, gli stimoli potrebbero supplire il bisogno di riposare. Senza dubbio occorre una Nazionale vincente o quantomeno da finale e la nostra attualmente non lo è. D’altronde quanti italiani nel 1982 e nel 2006 avrebbero puntato su un’Italia campione del mondo? E quanti ad inizio competizione avrebbero scommesso sulla vittoria del pallone d’oro di Paolo Rossi o di Fabio Cannavaro? Il Mondiale 2014 si prospetta soprattutto come una sfida a distanza tra i due calciatori più forti del mondo: Leo Messi e Cristiano Ronaldo.

Rose alla mano di Argentina e Portogallo, tra i due è Messi ad avere le maggiori chance di arrivare fino in fondo. Nel corso dei due precedenti Mondiali disputati da Messi (2006 e 2010), però, la “Pulce” ha collezionato un solo goal in Germania nel 6-0 contro la Serbia. Con la Nazionale argentina Messi non è lo stesso fenomeno ammirato con la maglia del Barcellona e anche per questo il paragone con Maradona ancora non regge. Il Brasile di Neymar fa paura, se non altro perché gioca in casa, ma non è avvicinabile alle compagini trascinate da Pelé, Romario e Ronaldo.

Nella storia dei Mondiali, infine, le partite si sono spesso risolte attraverso degli episodi e Totti è maestro nel plasmare dal nulla gli incubi più terribili per le difese avversarie. Lo spunto non è più quello di una volta, ma il numero dieci può far male sugli sviluppi di un corner, con una conclusione improvvisa dalla distanza o direttamente su calcio di punizione. Situazioni potenzialmente pericolose che con Totti diventano quasi sempre letali, a maggior ragione in un Mondiale dove anche i dettagli possono fare la differenza. Un Totti decisivo in almeno cinque partite su 7, potrebbe incredibilmente portare il pallone d’oro a Roma. Il giusto epilogo per una carriera da Oscar (quella si che sarebbe una “Grande bellezza”). Gli infiniti “se” racchiusi in una tesi tanto bizzarra sovrastano qualsiasi velleità, ma sognare (fantasticare?) è lecito…a Prandelli piacendo.

Gianluca Di Bella