Totti e la Roma senza limiti: “Facciamo paura all’Europa”

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L’esilio dall’Europa più prestigiosa, durato poco più di tre anni e mezzo, si concluderà stasera all’Olimpico.

Dove la Roma inizierà contro il Cska Mosca (già incrociato dal tecnico Garcia nel 2011 con il Lille, sempre all’esordio, finì 2-2) la sua ottava avventura in Champions League, la prima della proprietà americana che dopo una girandola di quattro tecnici (il primo fu Luis Enrique, che oggi è a Barcellona) e tanti bocconi amari, ha trovato nell’allenatore di Nemours l’uomo che ha finalmente fatto riaffacciare il club sull’importante palcoscenico continentale.

In una squadra smontata e rimontata dal 2011 a oggi, con un mercato fatto di plusvalenze e di investimenti mirati, c’è sempre un solo punto di riferimento: Francesco Totti. La prima delle sue 50 presenze nella Coppa dalle grandi orecchie fu in quel tragico 11 settembre 2001 quando all’Olimpico giocò la sfida con il Real – proprio il club che ha fatto tentennare la sua fedeltà ai colori giallorossi – che non si fece in tempo a rinviare. Da allora gioie (come i 16 gol segnati, da incorniciare uno ai Blancos al Bernabeu) e cocenti delusioni (il 7-1 incassato nel marzo 2007 dallo United). Nella Roma solo in tre di quelli che saranno in campo stasera vantano più presenze in Champions: Cole (106), Maicon (55) e Keita (54)

Totti ha già pronto il fioretto per coronare il suo ultimo sogno della carriera: «Se per lo scudetto rinuncerei al gelato, per la Champions lo rimangio…». E il capitano non nasconde le ambizioni della truppa di Garcia nonostante il girone di ferro che comprende anche Bayern e City: «Non sarebbe male fare come l’Atletico Madrid, proveremo a fare bella figura senza porci limiti, tutti avranno paura ad affrontarci anche se molti ci danno già per spacciati. Questa è la migliore Roma di sempre? Niente paragoni con il passato, dico solo che mi piacerebbe fare meglio di quella di Spalletti». Arrivata fino ai quarti per due volte di fila e fermata sempre dai Red Devils.

Checco, come lo chiama simpaticamente anche il tecnico, affronta la competizione a 38 anni (il compleanno fra dieci giorni, ndr ). «Sono fortunato, l’età passa ma non si sente. Credo in me stesso, sono contento di quello che ho fatto e di quello che sto facendo – così Totti -. Tornare in Champions mi emoziona, gratifica me e tutta la Roma». Stasera Eremenko, ex Udinese e Siena ora trasferitosi a Mosca, gli chiederà la maglia numero dieci, ma tanti avversari lo hanno elogiato nel corso della sua carriera. «Merito della Roma, che dovrebbe giocare la Champions quasi ogni anno. Certo, se avessi giocato con Real e Barcellona avrei vinto di più, magari però arrivavo io e non vincevano più… In quante squadre europee non avrei potuto giocare alla mia età? Poche… Scherzo, non ci ho mai pensato, ho avuto la fortuna di indossare una sola maglia».

Totti ha detto spesso di non riconoscersi più in questo calcio, dove il nostro paese non è più competitivo. «In Europa le italiane sono la Juve, il Milan tanti anni fa e l’Inter nel 2010. Lì ci si ferma». Ora spera che i giallorossi possano inserirsi nel lotto delle protagoniste e l’ottavo re di Roma darà il suo contributo.

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