Toto ct: Mancini, Spalletti o Allegri

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Non c’è un presidente federale, né l’allenatore della Nazionale: è la notte della Repubblica del calcio. Tutto da ricostruire, a cominciare dai vertici. Ci vorrà qualche settimana per avere un quadro più chiaro della situazione e per ripartire. Ma ben più del nome del prossimo presidente federale che rileverà Abete (Demetrio Albertini è tra i nomi più caldi), è quello del futuro allenatore che interessa i più. Ma finché non si conoscerà il nome del presidente sarà difficile capire l’orientamento. Per adesso c’è una rosa di nomi deduttiva, nel senso che si prendono in considerazione i tecnici italiani più prestigiosi e attualmente senza panchina. I nomi sono presto fatti: Roberto Mancini, Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti. Anche perché sembra difficile attendersi una successione interna: insomma l’allenatore dell’under 21 azzurra, Luigi Di Biagio, non sembra proprio in procinto di sostituire Prandelli. Del resto ci saranno profondi rinonvamenti nel settore tecnico e non è detto, ad esempio, che Arrigo Sacchi rimanga, lui che è responsabile di tutte le giovanili azzurre: lo tsunami in Figc coinvolgerà tutti, quindi la situazione al momento è piuttosto indecifrabile.

Ma nel disegnare l’identikit del futuro ct, ammesso che lo si voglia bravo e affidabile, non si può non parlare del vil denaro. E qui già iniziano i primi problemi. Potrà più il richiamo della gloria o quello dei soldi? Perché lo stipendio da allenatore della nazionale non è certo ai livelli di mercato dei tecnici europei: l’ultimo rinnovo di Prandelli, quello che tra l’altro provocò polemiche per la cifra, è stato firmato a 1,6 milioni a stagione. Tanto per dire, Luciano Spalletti non lavora più per lo Zenit S. Pietroburgo dopo un’esperienza durata cinque anni (è stato esonerato lo scorso marzo) ma fino al 2015 percepirà un ingaggio da 5,5 milioni di euro, beato lui. Mentre Roberto Mancini ha risolto di recente, e con felicissima scelta di tempo, il contratto con il Galatasaray dove era arrivato a guadagnare uno stipendio da 7 milioni a stagione. Cifre inavvicinabili, è fin troppo chiaro, per le casse della Figc o per le casse di qualsiasi federazione calcistica. Allenare una nazionale del resto è una questione di prestigio, più che di denaro. Per questo il sacrificio meno doloroso di tutti i candidati, per così dire, lo potrebbe compiere Massimiliano Allegri, che nell’ultima stagione al Milan guadagnava circa 2,5 milioni. Anche lui è libero, perché a gennaio è stato esonerato dal Milan e non ha ancora trovato una sistemazione. E’ quello che ha l’esperienza più fresca nel campionato italiano, anzi ha sempre e solo allenato in serie A, mentre Mancini e Spalletti ne sono lontani da parecchio (Mancini dal 2008, Spalletti dal 2009) e potrebbero aver perso il controllo della situazione. Allegri dunque sembrerebbe il prospetto più interessante dei tre, e non solo per motivi economici. 

Poi, certo, Mancini potrebbe avere più appeal e più esperienza ad alto livello, e in fondo non lo vedremmo male sulla panchina azzurra, anche se la sua storia con la nazionale fu piuttosto tormentata ai tempi in cui era calciatore. Spalletti potrebbe portare un certo qual rigore tattico e idee interessanti, e anche lui ha le sue possibilità. Ma prima di approdare al totoallenatore, lo ricordiamo, è necessario che si faccia chiarezza a livello dirigenziale. Sarà il nuovo presidente a portare sul tavolo le candidature, o le scelte. A luglio, non prima, sapremo. E magari la rosa di nomi, nel frattempo, si ingrosserà. Peccato solo che Conte e Mazzarri siano blindati dai loro contratti con Juventus e Inter, altrimenti ci saremmo divertiti di più.

LA REPUBBLICA