Thohir chiama a rapporto l’Inter da X-factor

Erick Thohir

Perfino il noto gaffeur Tavecchio, in arte presidente della Federcalcio, stavolta l’ha detta giusta: «L’Inter poteva fare cose migliori». 

Non è ingerenza federale nelle questioni nerazzurre, solo un moto del cuore tifoso che non sa mordere la lingua. Ma quando si tratta di Inter, sono in tanti a mordersi le mani e non la lingua. Incombe la pareggite, sciagura internazionale che l’anno passato ha mandato in tilt la squadra, Mazzarri e il mondo tifoso che non gli ha più perdonato nulla. Gioco del destino: quest’anno la faccia della squadra ha miglior aspetto, la qualità dei giovani è invitante, le idee di partenza più ottimistiche, la possibilità di un terzo posto finale certamente superiori, i rapporti interni nettamente migliorati, ma l’Inter ha già due punti in meno. Nella stagione passata, la terza giornata portò il pareggio di San Siro contro la Juve, Icardi segnò il gol che fece intuire le qualità: non c’era da lamentarsi. Questa volta, invece, stesso risultato a Palermo, Palermo appunto, Icardi ha realizzato ancora, ma l’arbitro gli ha fatto il dispetto annullando una rete peraltro valida: smile a faccia scura.

Tanto per intendersi, l’Inter sommò 11 pareggi nel girone di andata e furono sospetti eppoi certezze che portarono dispetto. Qui i pari sono già due, il rapporto con il tecnico è come fuoco sotto la cenere, e Thohir oggi arriverà a Milano con il viso sorridente e i rapporti in mano. Non è timor da codice rosso, ma il presidente si presenterà ad Appiano per far chiacchiere con il tecnico e la squadra e ricordare gli interessi nerazzurri ed anche i costi della campagna acquisti passata e quelli previsti per gennaio. Nel frattempo ha rinnovato il contratto a Piero Ausilio, che a modo suo (acquisti credibili e a costi bassi) si è battuto per il bene della causa. Ora tocca agli altri.

A Palermo Mazzarri c’è rimasto male: per il risultato e per il modo di proporsi. «Dobbiamo giocare meglio», ha osservato, ispirando perfino i tifosi Vip. Ha evitato gli alibi che gli piacevano tanto l’anno passato. Poi, certo, c’è il modo di giocare della squadra gestito dai giocatori e quello gestito dal tecnico. Domani a San Siro probabile turnover: tornerà Palacio, a riposo un centrocampista, pronto M’Vila. Non è questione di una o due punte, come volevano dimostrare i critici un tanto al chilo (di punte) piuttosto del giocare più o meno sostanzioso dei centrocampisti. E, andrebbe aggiunto, anche degli uomini di fascia che, nonostante l’inserimento di Dodò, continuano ad essere leggerini, se non insufficienti. Aggiungete la flanella di Hernanes, dettata da condizione fisica e naturale pigrizia, soprattutto ora che si vede sorpassato nella leadership da Kovacic. Il croato è uscito prima del tempo a Palermo: c’era il tanto per criticare Mazzarri, se non fosse che proprio il giocatore ha chiesto il cambio per raggiunti limiti fisici.

Il caldo e l’umido di Palermo hanno fatto vittime. Si sono lamentati Ranocchia, Juan Jesus ed anche Osvaldo. L’Inter veniva da lunghi viaggi aerei di ritorno da Kiev, il tempo di sbarcare a Milano e, dopo un giorno, pronti a ripartire per Palermo. Aggiungete la differenza di termometro ed ecco trovato un avversario in più. Ma non abbastanza per spiegare un pari che avrebbe dovuto tradursi in successo, se la squadra fosse grande o aspirante tale. L’Inter non è grande, è solo un’idea, con un bel gruppo di giovani che alterna alti e bassi, come nella natura dei giocatori giovani. Ma questo alibi non può durare: Thohir non aspetta, la classifica nemmeno e l’Atalanta è già un crocevia pericoloso.

IL GIORNALE