Tfr La liquidazione in busta paga ogni mese dal 2015

Who to pay first?

L’operazione Tfr in busta paga decollerà il 1° gennaio 2015. Nella legge di Stabilità il governo ha messo a punto il provvedimento che consentirà ai lavoratori di incassare mensilmente la quota di liquidazione da maturare attualmente trattenuta dalle aziende o dall’Inps in attesa della conclusione del rapporto di lavoro. La riforma sarà facoltativa, sarà riservata per il momento solo ai 12 milioni di dipendenti privati (con la probabile esclusione del mondo agricolo) e chi aderirà potrà scegliere tra farsi accreditare il tfr in tutto o in parte. Inoltre potranno aderire anche quelli che si sono affidati ai fondi privati. Chi farà questa scelta comincerà a vedere i soldi aggiuntivi sul salario a partire da giugno con un maxi conguaglio a copertura del primo semestre. Da luglio prenderà invece il via l’erogazione mensile. La riforma, voluta dal premier Matteo Renzi per sostenere le retribuzioni e far ripartire i consumi, è decollata dopo che il governo ha risolto il nodo principale che metteva in dubbio il dossier.
Vale a dire la copertura della liquidità finanziaria in uscita dalle aziende: un problema di cassa potenzialmente micidiale. Ebbene ieri i banchieri riuniti nell’esecutivo dell’Abi presieduto da Antonio Patuelli (tra i big, assenti Gian Maria Gros-Pietro, Carlo Messina, Fabrizio Viola) svoltosi a Milano, hanno approvato l’impegno di massima concordato da Giovanni Sabatini con il governo nel corso del vertice del 7 ottobre scorso a palazzo Chigi e di un altro tavolo di lunedì scorso. Il dg dell’associazione ha svolto una relazione riepilogativa della questione sulla quale la Confindustria, dopo un’iniziale opposizione, si è schierata con il piano sul quale è mobilitato in prima persona Renzi. Sabatini ha spiegato che il premier ha avuto parole di apprezzamento nei confronti delle banche il cui intervento per rendere possibile l’anticipo del tfr gli sta a cuore in quanto può dare una spinta ai consumi. Il top manager di palazzo Altieri ha precisato che si tratterà di finanziare le imprese e non le persone fisiche beneficiarie del provvedimento.
LE DOMANDE DEI BANCHIERI

Nello schema messo a punto dal governo sarebbe prevista questa agevolazione solo per le pmi con meno di 50 dipendenti: plafond potenziale circa 9,5 miliardi. Qualche banchiere ha chiesto il tasso del finanziamento: 1,8%, la risposta di Sabatini, pari alla stessa somma che le imprese accantonano oggi, risultante dallo 0,75% dell’inflazione (quindi circa lo 0,3%) maggiorato dell’1,5%. E la garanzia? «Quello dello Stato». Per il dg dell’Abi la decorrenza dell’operazione dovrebbe essere 1° gennaio 2015. Per mettere in piedi il complesso meccanismo, però, servono alcuni mesi necessari per l’entrata in vigore della legge, consentire al dipendente che volesse accedere all’anticipo della liquidazione di attivare la procedura di certificazione e infine, predisporre la documentazione da inoltrare all’impresa. Gli aumenti dipendono da quanto guadagna il lavoratore, visto che il tfr è proporzionale allo stipendio e ammonta a circa il 6,9% del salario annuo, esclusi i compensi occasionali e straordinari. Secondo i consulenti del lavoro quello che entrerà nelle tasche dei lavoratori sarà una somma oscillante tra 40 e 80 euro. Ma questa ipotesi è fortemente condizionata dalle scelte che saranno sviluppate sul piano fiscale. Al cuore della questione: gli aumenti di stipendio saranno soggetti all’Irpef (come gli stipendi) o saranno trattati come salario differito e in quanto tali sottoposti ad aliquota agevolata?

Il Messaggero