Test Bce, bocciati 13 istituti europei A Mps e Carige servono 3 miliardi

EUROPA UE 3

Le banche europee possono reggere anche uno scenario da fine del mondo. Quasi tutte le 131 banche esaminate, tranne 13, secondo la Bce. E tra questi 13 istituti ce ne sono quattro italiani, ma due sono stati salvati in zona Cesarini. È questo l’ultimo scatto fatto dalla Banca centrale europea al termine dei tanto temuti stress test applicati alle banche.
Il dettaglio non indifferente è che solo grazie agli interventi già autorizzati da tempo da Bankitalia per Bpm e Popolare di Vicenza si è aperta la porta della salvezza. Dunque, solo Mps e Carige dovranno scendere in campo per far tornare i conti sul famoso capitale «di migliore qualità» dovendo trovare 2,9 miliardi (di cui 2,1 miliardi nel caso di Mps) tra cessioni e ricapitalizzazioni.
GIALLO SULLE TEDESCHE

Ma vale la pena di sottolineare che anche in questo scenario esasperato, in cui si ipotizza che i Btp a 10 anni salgano dal 2,5% attuale al 6% circa e che il Pil abbia uno scostamento negativo del 6,1% in tre anni sullo scenario di base, il sistema delle banche italiane vanterebbe un’eccedenza di capitale di 25,5 miliardi. E ciò nonostante il sistema bancario italiano non abbia praticamente ricevuto aiuti di Stato: se avesse ricevuto solo un terzo dei 250 miliardi pubblici di cui ha goduto la Germania, le banche di casa nostra oggi avrebbero vantato 77 miliardi di eccedenze. Altro che bocciature. Il fatto è che la Bce ha utilizzato metodi diversi, a seconda dei Paesi, per proiettare lo scenario «avverso». E guarda caso, il metodo utilizzato per l’Italia ha portato a questi risultati, mentre il metodo utilizzato per la Germania, ha fatto miracolosamente svanire i timori avanzati dagli analisti (non italiani) circa le Landesbanken, le ex casse di risparmio, e più in generale sull’esposizione delle banche tedesche verso il trasporto marittimo e verso i derivati. Per esempio, che fine hanno fatto i timori per la HSH Nordbank, per la IKB e per la MunchenerHyp? Chissà.
Fatto sta che Italia, Grecia e Cipro (tre bocciature per queste ultime due) risultano i paesi più colpiti. Si salva la Germania (sei banche passino di misura, Deutsche Bank compresa) ed evita brutte sorprese anche la Francia (ad eccezione di Dexia).
Dev’essere chiaro però che una proiezione così discutibile di una situazione di choc proiettata di qui al 2016, non può certo cambiare le carte in tavola sulla situazione attuale. Fino all’ultima delle 15 banche italiane sotto il faro, nessuna esclusa, ha superato a pieni voti l’esame sulla qualità degli attivi (Aqr), anche grazie alle ricapitalizzazioni.
IL FALCO DELL’IFO

Nel dettaglio, dopo l’esame dei dati a dicembre 2013, erano 25 (3 greche, 3 cipriote, 2 slovene, 2 belghe, una ciascuno di Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Austria), di cui 9 italiane (tra cui Veneto Banca, Banco Popolare, Credito Valtellinese, Popolare di Sondrio, Bper) le banche fuori dalle soglie Bce. La carenza di capitale evidenziata era di 25 miliardi, di cui 9,7 miliardi attribuibili alle italiane. Nel corso del 2104, tuttavia, 12 di queste 25 banche Ue hanno aumentato il capitale per 15 miliardi. Il che vuol dire che ancora 13 banche Ue devono centrare l’obiettivo. In tutto si parla di 10 miliardi mancanti. Tra le banche che devono correre ai ripari la Cooperative Central Bank cipriota (sulle tre bocciate in origine), la Volksbank austriaca, e delle tre banche greche respinte solo Eurobank deve porre rimedio. Il test ormai alle spalle, econdo la Bce, servirà ad «aiutare la crescita». Il prezzo già pagato è chiaro. Soprattutto per l’Italia. Quanto però questo servirà alla crescita rimane un’incognita. Intanto al numero uno della Bce, Mario Draghi, non resta che declinare ogni commento, mentre il presidente dell’istituto tedesco Ifo, Hans-Werner Sinn, un falco della Bce, riesce persino a parlare di test troppo «morbidi».

Il Messaggero