Terrorismo, Assad apre agli Stati Uniti E l’Onu accusa l’Isis: pulizia etnica in Iraq

Iraq Mosul

Da dittatore sanguinario ad amico dell’Occidente contro l’estremismo islamico. Il presidente siriano Bashar al-Assad ha tentato ieri una capriola diplomatica, offrendosi come ideale alleato degli americani per un eventuale bombardamento delle basi militari del califfato dell’Isis in territorio siriano.
Nell’ultimo mese gli Usa hanno lanciato 90 attacchi aerei contro le postazioni delle milizie del califfato in Iraq, ma sono stati bene attenti a limitare l’offensiva senza mai spingersi entro il confine siriano, un territorio che Obama non ha mai voluto violare dall’inizio del conflitto tra Assad e gli oppositori che da tre anni cercano senza successo di detronizzarlo. 
La situazione è precipitata nei giorni scorsi con la decapitazione del giornalista statunitense James Foley, e con la promessa del presidente americano di «estirpare il bubbone» della barbarie terrorista del califfato. Per la prima volta Obama ha minacciato di bombardare le postazioni siriane dell’Isis, e Assad ha immediatamente colto la palla al balzo. Nel corso di una conferenza stampa a Damasco, il suo ministro degli Esteri Walid al-Moallem ha detto che «la Siria è pronta a collaborare e a coordinare a livello regionale e internazionale la guerra al terrorismo» e allo stesso tempo ha ammonito che «ogni attività va mediata con la presenza del governo di Damasco». 
Il piano di Assad di trasformarsi in interlocutore nella scacchiera politica locale ha immediatamente incassato lo scontato appoggio di Mosca, il cui ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha a sua volta commentato che «i politici occidentali dovranno presto decidere cosa è più importante: un cambio di regime in Siria che soddisfi antipatie personali, oppure soluzioni pragmatiche per unire gli sforzi contro la minaccia comune» del terrorismo. Lavrov ha colto l’occasione per stuzzicare gli americani, ammonendoli di non ripetere gli errori fatti nei primi ani ’80 quando l’amministrazione di Washington sottovalutò la minaccia dell’emergente al Qaeda, impegnata a combattere contro l’occupazione russa dell’Afghanistan.
L’AEROPORTO DI TABQA
L’offerta di Assad è stata accolta con sdegno dalla comunità diplomatica occidentale. Secondo il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond «forse avremo anche in alcune occasioni nemici comuni con Assad, ma questo non vuol dire che la scelta di allearci sia pratica, sensibile o vantaggiosa». Ma esperti americani del calibro di Richard Clarke, ex consigliere nazionale per l’antiterrorismo, e del generale John Allen, che ha diretto la campagna militare Usa in Afghanistan, ammettono che per combattere la minaccia del califfato Obama potrebbe essere costretto a negoziare una qualche forma di alleanza con i leader politici che aveva giurato di volere abbattere, a iniziare dallo stesso Assad. 
La campagna militare dell’Isis, che ieri l’Onu ha definito una vera e propria pulizia etnica, sta registrando successi nella stessa Siria, dove domenica le forze islamiche hanno attaccato e preso possesso dell’aeroporto di Tabqa, una postazione chiave per il controllo della provincia di Raqqa. Per contro ieri si è assistiti ad un tentativo di allentare la tensione nell’area, con il rilascio di un altro giornalista americano: Theo Curtis, che da due anni era nelle mani di sequestratori islamici.
IL PASSAGGIO AL CONFINE 
Non è chiaro se il regime di Assad ha avuto un ruolo nel negoziato per il rilascio, ma diverse fonti siriane ed americane denunciano il fatto che il presidente ha avuto negli scorsi anni un ruolo fondamentale nella crescita militare dell’Isis. Assad ha colpito con durezza e determinazioni tutte le altre fazioni degli oppositori che erano riuniti nel fronte del Fsa (Free Syrian Army), ma ha risparmiato le milizie jihadiste di Abu Bakr al-Baghdadi che oggi comanda il fronte armato. Documenti iracheni rivelati dall’accademia militare di West Point raccontano il passaggio protetto in Siria di simpatizzanti jihadisti che intendevano unirsi alle milizie già operanti in Iraq. Assad avrebbe alimentato il mostro dell’Isis, per imporre all’Occidente la scelta drammatica tra il suo regime o quello dei terroristi islamici.

Il Messaggero