Terremoto, ingegneri Ingv a caccia della faglia

INGV

Squadre di ingegneri e tecnici dell’Istituto di geofisica e vulcanologia, sin dal 24 agosto, giorno della grande scossa di magnitudo 6.0, sono arrivate nei luoghi del terremoto del Centro Italia. Hanno portato gli strumenti per analizzare i cosiddetti “afteshock”, le scosse che si sono susseguite (più di mille) alla prima e continuano a far tremare la terra , e per monitorare l’attivazione delle altre faglie contigue. Stanno da giorni battendo i monti circostanti alla ricerca della faglia. Oltre agli strumenti sismologici per monitorare i movimenti “in situ”, valutare le caratteristiche dei terreni e la loro risposta alle onde energetiche, sono stati misurati i capisaldi geodetici già posizionati in passato. Ricercatori, tecnologi e tecnici dell’Ingv stanno effettuando ricognizioni in tutto il territorio interessato: hanno battuto i monti circostanti per cercare tracce in superficie della faglia, o delle faglie, responsabili del terremoto. “Terremoti di questa magnitudo – si legge sul blog dell’Ingv – generalmente non provocano rotture evidenti in superficie, ma qualche volta lo fanno”. Anche il Corpo forestale dello Stato sta monitorando il territorio e ha emesso un comunicato con il quale sconsiglia le escursioni nella zona dei Monti Sibillini per il rischio di frane e caduta massi. In particolare le gole dell’Infernaccio non sono accessibili mentre la Zona delle “svolte” (Foce di Montemonaco) è impraticabile per la presenza di grandi massi in bilico e frane che hanno reso impraticabile il sentiero.