Tennis, Nadal non vince più. Basterà la terra a rilanciarlo?

NADAL

Per fortuna adesso arriva la terra. Per fortuna il prossimo torneo in cui scenderà in campo è praticamente il suo cortile, cioè Montecarlo e il Country Club sul cui rosso benedetto ha vinto otto volte in carriera. Chissà se il ritorno sulla superficie prediletta (46 titoli conquistati, a soli 3 di distanza da Vilas) avrà il potere di rivitalizzare Rafa Nadal e di esorcizzare le ombre di un declino che in questo inizio di 2015 si stanno allungando pesantemente sulla carriera leggendaria di uno dei più grandi campioni di sempre.

NUMERI IMPIETOSI — La sconfitta contro Verdasco al terzo turno di Miami è solo l’ultimo episodio di un momento negativo che sembra non avere soluzione, almeno nell’immediato. Più che la debacle in Florida, preoccupano il modo e soprattutto il tipo di partite che il maiorchino riesce a perdere, match contro avversari che il Nadal tritatutto dei tempi d’oro avrebbe dominato senza sprecare troppe stille di sudore. I suoi numeri da gennaio sono impietosi: a Doha, dove era campione in carica, è uscito subito da Berrer, anche se è vero che rientrava dopo quattro mesi di stop. Agli Australian Open è uscito ai quarti da Berdych, che aveva perso contro di lui nelle precedenti 18 occasioni; a Rio de Janeiro, sulla terra, si è fermato in semifinale contro il nostro Fognini, sconfitto nelle precedenti quattro sfide dirette. A Indian Wells, la settimana scorsa, ha lasciato il passo a Raonic, con il quale non aveva mai perso prima in cinque sfide e a Miami si è appunto arreso a Verdasco, con cui il bilancio era di 13-1 a suo favore. In mezzo, è vero, c’è stato il trionfo sulla terra di Buenos Aires, il 65° torneo conquistato in carriera, ma è sembrato più un lampo occasionale e, in ogni caso, sul veloce Nadal non vince un titolo da Doha 2014.
PROBLEMI DI TESTA — Il fatto che le cinque sconfitte siano maturate contro rivali contro i quali sostanzialmente non aveva mai perso, fornisce una prima chiave di lettura della fase involutiva di Rafa: chi gioca contro di lui, in questo momento, non lo teme più, non si sente soverchiato fisicamente e psicologicamente dallo spagnolo. E il perché è presto detto: Rafa, i cui infortuni ormai possono riempire una cartella clinica e quindi accusa giustamente (e umanamente, verrebbe da dire) l’usura del tempo, a causa dei guai fisici più recenti (soprattutto le ginocchia) sui campi veloci ha snaturato il suo stile, provando ad accorciare gli scambi e cercando più sovente la soluzione a rete, per non sollecitare gli arti. Un gioco che non gli appartiene, che lo porta a non trovare la profondità e gli angoli che l’hanno reso imbattibile (nel primo set contro Verdasco, ad esempio, ha quasi sempre tirato a metà campo). Così, chi lo affronta ora sa di avere la possibilità di metterlo in difficoltà, un po’ come accadde agli avversari di Federer quando lo svizzero cominciò a calare di intensità e convinzione. Poi, come corollario, è evidente che perdere così spesso, per un fenomeno come Nadal, comincia a instillare dubbi nelle granitiche certezze tecniche solidificatesi nel tempo. E infatti, dopo il k.o. contro Verdasco, la sua analisi è stata lucidissima: “Non è un problema di gioco, anzi penso di essere migliorato nell’ultimo mese e mezzo e anche in allenamento secondo me sto facendo le cose giuste. La questione non è il mio tennis, quanto piuttosto il fatto che non sono rilassato in campo, sono troppo nervoso nei momenti topici del match. Nella mia carriera ho sempre avuto la capacità di controllare il 90-95% delle emozioni, ora non è così e devo tornare a quell’obiettivo. Posso trovare le forze per riuscirci solo dentro me stesso, non so se mi servirà una settimana, un mese o un anno». E ancora: “A questo punto della carriera, ho vinto abbastanza per sapere che non ho bisogno di vincere di più, ma io voglio continuare a farlo. Ora comincia la stagione sulla terra, la mia superficie preferita: ovviamente spero di essere pronto». Intanto, perderà il terzo posto in classifica a favore di Murray e rischia perfino di scendere al sesto.
La Gazzetta dello Sport