Telecom, riapre il cantiere Metroweb

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Fiato sospeso a Piazza Affari su Telecom Italia. Si dovrà aspettare l’apertura di oggi dei mercati per capire fino a che punto sono state recepite le smentite del governo sulle ipotesi di mandare in soffitta entro il 2030 l’intera infrastruttura in rame di Telecom, un affare da 15 miliardi nei bilanci del gruppo. E non è escluso che scenda in campo anche la Consob per chiedere chiarimenti. In realtà la prova della verità sul piano banda ultra-larga di Palazzo Chigi è fissata per domani. Sul tavolo del Consiglio dei ministri dovrebbe arrivare una bozza con le linee guida del progetto per diffondere la fibra ottica nel Paese secondo lo schema dell’Agenda digitale Ue. Ma niente più di questo: l’ipotizzato decreto per spegnere nel 2030 l’infrastruttura in rame di Telecom non ci sarà. Lo ha giurato il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, in una nota ufficiale. Dunque, dopo la marcia indietro del governo sono partiti i primi contatti per uscire dall’impasse. Il che vuol dire che le diplomazie parallele sono già al lavoro. Perchè, congelato un decreto che avrebbe di fatto messo in ginocchio il gruppo guidato da Marco Patuano, la via d’uscita può essere soltanto una, sostengono fonti vicine al dossier: la riapertura delle trattative per l’ingresso di Telecom in Metroweb o la costituzione di una newco.
UN RUOLO CRUCIALE

L’azienda controllata dalla Cdp al 46,2% (quindi dallo Stato), ha già la fibra a Milano e ha la giusta struttura finanziaria per bussare ai fondi Ue necessari per portare Internet a 100 mega al secondo in quasi tutto il Paese entro il 2020. Il know-how tecnologico però non basta. Telecom su questo fronte può giocare un ruolo cruciale nello sviluppo dei piani del governo, ma non ha intenzione di cedere sul 51% della società che dovrebbe sviluppare la rete di nuova generazione. Questo è il nodo che ha fatto saltare il tavolo delle trattative sull’asse Telecom-Metroweb. Ed è lo stesso evidentemente sul quale si sta già lavorando per trovare una via d’uscita.
IL MURO CONTRO MURO

Dov’è la differenza tra il progetto Telecom e i piani del governo? Il 20 febbraio scorso, Patuano ha messo sul tavolo investimenti per 10 miliardi in Italia, di cui 3 puntati sulla fibra ottica, ma soltanto 500 milioni dedicati alla tecnologia Ftth (Fiber to the home), cioè l’infrastruttura che porta i cavi fino a casa. Anche perchè il piano stand-alone, a quanto pare, ha tutti i numeri per centrare gli obiettivi dell’Agenda digitale: a fine 2017 il 75% della popolazione potrà infatti navigare su Internet a 100 Megabit al secondo grazie alla fibra ottica che sfrutta la tecnologia Fibert to the cabinet (FTTC) che porta il collegamento fino al cosiddetto armadio stradale. In questo caso l’ultimo miglio di rete è coperto dai fili di rame di Telecom.
Il piano ultraband battezzato «Ring» del governo, punterebbe invece su una rete tutta in fibra (Fiber to the home) fino a casa dei clienti. Inoltre, lo stesso piano prevederebbe per l’utente finale una eguaglianza di costi tra il servizio offerto adesso da tutti gli operatori anche utilizzando il rame e quello che verrà offerto con la fibra (ben più costoso). Non solo, si parla anche di un «servizio universale» garantito a tutti con una connessione a 30 mega al secondo. Un altro macigno per i conti Telecom.
Su questo piano B il governo è pronto a mettere sul tavolo fino a 6,5 miliardi. Ma chi metterebbe il resto, se non Telecom, chiamata fuori dal progetto comune? Secondo alcune stime estendere all’intero Paese la fibra fino a casa (Ftth) costerebbe 25 miliardi. Un’enormità. Ecco perchè la ricostruzione condivisa ormai dai più è che l’ipotesi del diktat a Telecom per spegnere il rame doveva in realtà servire a costringere il gruppo a tornare al tavolo Metroweb.

Il Messaggero