Tela di Renzi per le riforme Mattarella invita Berlusconi

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«Le riforme vanno avanti». Giornata di goal ieri a casa Renzi. Dopo quello segnato dal presidente del Consiglio nella porta vuota del centrodestra, anche il figlio Francesco ne ha fatto uno alla squadra dell’Isolotto e in presenza del papà in tribuna. Vittoria doppia da festeggiare anche se il campionato è lungo, per la Settignanese e per le maggioranze che Renzi fa scendere in campo a seconda della partita. Una di queste, e più precisamente quella con Forza Italia per le riforme, conta un buon numero di infortunati anche nella squadra di governo, ma il presidente del Consiglio è ottimista e convinto che possano presto tornare tutti in campo. Magari non in tempi brevissimi, come ieri auspicava il ministro Maria Elena Boschi augurandosi che la «Camera dia il via libera al più presto possibile alla legge elettorale».
GARANZIE
Nell’agenda del premier altre sono per ora le priorità da sottoporre all’attenzione del Parlamento, e due i nodi politici che deve sciogliere per far riprendere la navigazione al suo governo. Il primo riguarda i rapporti con il Cavaliere dopo lo strappo sul Quirinale. Le diplomazie sono state messe all’opera già da qualche giorno in direzione di Arcore e ieri mattina il telefono è squillato a casa Berlusconi. Dall’altra parte del telefono – raccontano i più stretti collaboratori dell’ex premier – Sergio Mattarella in persona che ha ringraziato l’ex presidente del Consiglio per aver mantenuto l’impegno a votare scheda bianca e lo ha invitato alla cerimonia d’insediamento che domani si terrà al Quirinale subito dopo il discorso che il presidente della Repubblica farà alla Camera e il successivo giuramento. Un gesto, quello di Mattarella, che va ben oltre il bon-ton istituzionale e che di fatto dà ragione a Renzi quando provava nei giorni scorsi a spiegare al Cavaliere che «Mattarella è l’uomo giusto, il garante di tutti ed un vero arbitro».
Nei programmi di Berlusconi la trasferta romana di domani era già in agenda anche se da Arcore non danno ancora conferme sulla presenza del Cavaliere al Quirinale che dovrebbe essere accompagnato dall’immancabile Gianni Letta. L’invito, e la conseguente partecipazione di Berlusconi alla cerimonia accanto alle più alte cariche dello Stato, assumerebbe un significato politico particolarmente rilevante per il ruolo che verrebbe riconosciuto al Cavaliere da parte del neo-presidente della Repubblica. Una conferma, se non un avallo, del patto del Nazareno che Renzi continua a ritenere fondamentale per modernizzare il Paese. E anche un modo che pone in continuità il mandato di Mattarella con quello del suo predecessore Giorgio Napolitano.
CERCHIO
Renzi è convinto che Berlusconi avrà modo di ricredersi sulla scelta fatta e di fare autocritica sugli errori di valutazione commessi da molti consiglieri dell’ex presidente del Consiglio. Un ”hai sbagliato tu, non ti ho fregato io” che comunque avrà bisogno di tempo per essere metabolizzato anche se ad Arcore i segnali in questo senso non mancano, vista la fiducia accordata da Berlusconi a Verdini e la rampogna che si è beccata la senatrice Maria Rosaria Rossi per la battuta sul «duo tragico». Da mesi la senatrice, insieme a Francesca Pascale, fa parte di quel cerchio magico di consiglieri che ad Arcore danno «in via di profonda ristrutturazione».
L’altro nodo che Renzi intende sbrogliare è il rapporto con il Ncd di Angelino Alfano e con tutta Area Popolare. «Quel partito è nostro alleato ed è fondamentale per avere la maggioranza al Senato», avverte il senatore Giorgio Tonini. Renzi ci conta, ed è convinto che le tensioni siano destinate a rientrare. Domani sera Alfano riunirà i suoi parlamentari. All’ordine del giorno il post-Quirinale, l’agenda di governo, le alleanze alle regionali e il rapporto con i partiti che compongono lo schieramento di Area Popolare.
TENSIONI
Le dimissioni di Sacconi paiono destinate a rientrare e sulle riforme costituzionali ed elettorali la battaglia è complicata. Le spine centriste per Renzi potrebbero spuntare sui provvedimenti in corso di attuazione in Parlamento. A cominciare dalla delega sul Jobs act, al decreto sulle banche popolari, passando per la riforma della Pubblica amministrazione. I centristi sono convinti che Renzi rischi di essere la prima vittima del metodo-Quirinale. A sentire le dichiarazioni di Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro e componente della sinistra Pd, («prima viene l’unità nel Pd e poi la ricerca di compromessi con altre forze della maggioranza»), il problema non sembra irrilevante. Eppure il presidente del Consiglio è convinto di superare anche questo ostacolo proponendo al Ncd e a tutta l’area centrista, un’intesa di legislatura. Ovvero non più un governo più o meno istituzionale nato per affrontare le emergenze del Paese, ma un’alleanza stabile che lo conduca alla fine della legislatura. Un’intesa destinata a durare anche dopo e che può avere un significativo passaggio nelle elezioni amministrative di aprile. Difficilmente in questo momento il Ncd potrebbe dire sì ad un’alleanza organica con il Pd, ma intese a macchia di leopardo per le prossime amministrative potrebbero spianare la strada a un partito che di fatto sta cambiando anche il nome alla ”ditta” per rendere più agevole l’operazione: da Nuovo centrodestra ad Area Popolare. Resta da vedere quanti senatori e deputati saranno su questa linea, ma ieri sera Alfano, parlando al Tg1, sembra aver esaurito la pazienza con i suoi.
Sulle contese interne ai partiti, Renzi si guarda bene dal mettere bocca, ma dai centristi si attende una risposta rapida e inequivoca. Un ”ci state o no” chiaro in grado di scongiurare guerre in aula e di fare chiarezza anche con il proprio elettorato. Alternative parlamentari, ad un ”no” di Ncd, non ne vede se non le elezioni.

Il Messaggero