Tavecchio è il nuovo presidente della Federcalcio

TAVECCHIO

La fumata bianca arriva al terzo tentativo quando il calcio italiano annuncia al mondo che il suo nuovo presidente è Carlo Tavecchio. Applausi, lacrime, ma non parole perchè, spiega il numero uno della Figc, «io, da ragioniere, con le parole non sono stato mai a mio agio…».

Tavecchio è lassù, sul palco. La sua gente, i delegati della Lega Dilettanti, fanno impazzire il servizio d’ordine, sbucano da ogni parte, provano l’abbraccio con il loro candidato, ora al vertice federale. C’è un mondo in festa, ma c’è anche un pallone che resta diviso, come mai, in modo rumoroso: da una parte, quella del vincitore (63,63 per cento il verdetto), le quattro leghe, anche se con qualche maldipancia, dall’altra, quella dello sfidante Demetrio Albertini, chi il calcio lo vive in campo, i giocatori, gli allenatori, gli arbitri.

La campagna elettorale per la poltrona della Figc si chiude dentro al gran salone dei Cesari, in un albergo a due passi dall’aeroporto di Fiumicino. Tavecchio si dice «poco glamour in una società dove conta più l’apparenza che l’essere…» e ammette di «aver imparato dalle vicende delle ultime settimane». Chiaro il riferimento all’autogol sugli extracomunitari, e non solo.

Chiara, adesso, la volontà di non recitare più a braccio, di evitare trappole mediatiche: ieri, dopo l’elezione al terzo scrutinio, Tavecchio ha provato subito a spegnere i riflettori su di sè cancellando la tradizionale conferenza stampa post-voto e dando appuntamento a lunedì prossimo, giorno della prima riunione del nuovo governo del calcio italiano.

Poche parole, dunque. Centellinate dopo il nubifragio dei giorni scorsi, ore passate a dover precisare il proprio pensiero, il proprio essere. Tavecchio è il nuovo capo del calcio azzurro e, sullo sfondo, si addensano già le prime nuvole gonfie di incognite. Riuscirà l’ex presidente dei Dilettanti a frenare l’iperattivismo di Claudio Lotito, patron della Lazio e deciso ad assumere la carica di vicepresidente della Figc?

Sulle nomine dei due suoi vice, Tavecchio si giocherà gran parte del proprio credito anche di fronte al Coni che applaude alla sua elezione («Gli faccio i complimenti, ora è lui che deve annunciare le novità sulla governance…», così Giovanni Malagò, numero uno al Foro Italico), ma che si aspetta un segnale di rottura rispetto a chi avanza richieste e aspira a poltrone.

Lotito, gran tessitore della candidatura Tavecchio, per una questione di opportunità politica non dovrebbe ricoprire il ruolo come di numero due in Federcalcio: lo sa anche lo stesso neo presidente federale, bisognerà capire nelle prossime ore se avrà la forza di imporsi nei confronti di chi ha lavorato, senza sosta, su più tavoli per favorirne l’ascesa al vertice della Federcalcio (lo stesso Franco Carraro, un altro dei grandi elettori di Tavecchio, è d’accordo sulla non nomina del patron della Lazio).

Il nodo sui nomi dei vice presidenti sarà il primo test sulla tenuta del nuovo corso. Tavecchio, questa mattina, comincerà il primo giro di consultazioni in cerca del prossimo ct azzurro: Antonio Conte rimane il primo nome della lista e il presidente federale proverà ogni strada per riuscire a convincere l’ex tecnico bianconero.

Conte piace al Coni, sarebbe il ct giusto per dare forza alle scelte di Tavecchio, ma, per ora, resta diffidente verso un ruolo che gli impedirebbe il contatto quotidiano con il campo. Prima Conte, poi Mancini, Guidolin (con Cannavaro vice) e Zaccheroni (con Tardelli come secondo), quest’ultimo in forte rialzo davanti ad un doppio no dei primi due (per Cabrini si aprirebbe un ruolo da coordinatore delle nazionali giovanili): questo l’ordine di convocazione dalla Figc in cerca di una soluzione rapida e, comunque, entro lunedì prossimo, quando verrà anche indicato il nome del consigliere con delega alla lotta alle discriminazioni (si fa il nome di Fiona May).

Tavecchio comincia a regnare. E lo fa non senza trappole sul cammino. In suo aiuto arriverà dal Coni Michele Uva, prossimo direttore generale in Figc per richiesta dello stesso ex presidente dei Dilettanti. Sui nomi che comporranno il suo governo, Tavecchio potrebbe complicarsi il mandato: in quel caso a drizzare le antenne sarebbe lo stesso Malagò.

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