Tassista stuprata parla l’arrestato: «Lo so, mi pentirò per tutta la vita»

LEGGE

La sua versione dei fatti Simone Borgese l’ha già ripetuta due volte davanti al pm Eugenio Albamonte. La prima, senza avvocato né verbale, quando domenica pomeriggio il magistrato era stato chiamato in tutta fretta dagli uomini della mobile; la seconda, poco più di un’ora dopo, sempre in questura, in presenza del difensore. Versioni identiche tra loro, che coincidono perfettamente con quella della vittima, violentata venerdì mattina in una stradina della “piana del Sole”, fuori dal raccordo anulare. I dettagli di quei minuti di follia e dolore e la sua vita disordinata, che ruota intorno a tre case: la sua, fuori Roma, quella dei nonni, a ponte Galeria, dove si era fatto accompagnare dal taxi venerdì, e l’altra, della ex moglie, dove vive anche la piccola figlia. Infine quella del caro amico Andrea che con lui lavora in un ristorante sull’Aurelia, dove Borgese lavora a “chiamata”. «È una cosa di cui mi pentirò per tutta la vita. È stato un raptus che non avevo mai avuto prima». Borgese lo ripeterà ancora, domani mattina, in carcere, davanti al gip Flavia Costantini, lo stesso giudice che ha firmato l’ordinanza su mafia capitale.
A far pensare alla polizia che quell’uomo, individuato dal numero di cellulare grazie alla segnalazione di un altro tassista, fosse davvero l’aggressore è stata anche una borsa da piscina rosa. La vittima l’aveva segnalata. Il borsone non è neppure stato sequestrato, come è avvenuto invece per gli abiti che Borgese indossava venerdì mattina.
IL VERBALENon è la casa dove Simone Borgese vive quella vicina al luogo della violenza. L’appartamento dove stava andando, dopo avere lavorato fino alle due di notte al ristorante sull’Aurelia, è quello dei nonni. Terminato il turno, era stato fino alle 6 di venerdì a casa del collega Andrea. L’amico che spesso lavorava con lui nello stesso locale e gli dava anche ospitalità. Una vita difficile, da “separato”. È stato lui stesso a raccontarla al pm, a spiegargli che neppure l’avere studiato e aver preso un diploma all’istituto alberghiero lo ha aiutato a fargli trovare un lavoro stabile nella ristorazione. Aveva dei risparmi una volta: circa 10mila euro. Ma al momento della separazione ha dovuto dare tutto all’ex moglie. È con lei che vive la sua bambina.
LA DIFESAQuella mattina di venerdì stava aspettando l’autobus, quando ha visto passare il taxi e l’ha fermato. «Sapevo che vicino casa dei nonni c’era una strada chiusa. Ho chiesto alla donna di lasciarmi lì anziché sotto casa. Il prezzo della corsa era circa 30 euro. Sono balzato sul sedile davanti. Sono stato preso per la prima volta da un raptus che non avevo mai avuto. Mi sono sbottonato i pantaloni ed è successo quello che è successo». Non ha negato le botte, la violenza terribile sulla sua vittima. «L’ho costretta a un rapporto orale». L’avvocato Vincenzo Daniele Mistretta, difensore di Borgese, punta tutto sulla corretta posizione del suo cliente rispetto all’inchiesta. «Ha reso piena confessione», ribadisce. Adesso è probabile che il legale possa chiedere un patteggiamento della pena o fare ricorso a un altro rito alternativo per ottenere uno sconto. Sempre che la procura glielo accordi.

Il Messaggero