Tasi, il pagamento slitta a settembre nei Comuni ancora senza aliquote

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ROMA Doppio binario per provare a diradare la confusione in materia di Tasi, la tassa sui servizi indivisibili la cui rata di acconto è in scadenza il prossimo 16 giugno. Il termine slitterà di tre mesi, dunque al 16 settembre, nei centri in cui a causa delle elezioni o per altri motivi non sono state approvate le delibere con le modalità di applicazione della tassa; negli altri invece, cioè dove i cittadini sanno già in che modo adempiere ai propri doveri, è confermata la data di giugno. La nuova correzione di rotta è stata annunciata ieri con un comunicato del ministero dell’Economia: ma perché abbia concreta efficacia servirà naturalmente un provvedimento legislativo, ossia un ulteriore decreto, che sarà approvato nel primo Consiglio dei ministri utile e poi dovrà iniziare il proprio percorso alle Camere. Non è chiaro però se l’esecutivo sia intenzionato a concedere anticipazioni di tesoreria alle amministrazioni ritardatarie, che dovranno fare i conti con un minori flussi di cassa a giugno. Ieri comunque l’Anci ha salutato con soddisfazione la nota del ministero.

LE STIME DELLA UIL
A pochi giorni dall’appuntamento con il voto europeo il governo cerca quindi di fronteggiare il crescente nervosismo intorno al debutto del tributo ideato lo scorso anno per sostituire l’Imu sull’abitazione principale. A questo clima contribuiscono anche le prime elaborazioni relative alle decisioni dei Comuni: secondo uno studio della Uil (Servizio politiche territoriali) su 32 città prese in considerazioni 12 hanno costruito per le abitazioni principali una Tasi in media più pesante della precedente Imu, mentre nelle restanti 20 il passaggio dal vecchio al nuovo meccanismo ha prodotto un alleggerimento per i contribuenti. Nella media del campione la Tasi costerà 240 euro a famiglia, contro i 267 dell’Imu. La situazione che si era creata risultava oggettivamente difficile da gestire. Finora solo 832 Comuni – su ottomila – ha deciso aliquote e detrazioni da adottare. Gli aspetti da definire sono molti, anche perché la legge lega la possibilità di stabilire aliquote più alte dei tetti fissati alla concessione di detrazioni d’imposta, finalizzate a ridurre il prelievo per i contribuenti che non pagavano Imu o la pagavano solo in misura limitata; vari Comuni stanno pensando a sistemi di detrazione a scalare in base alla rendita catastale o addirittura al reddito Irpef, con il risultato che il calcolo non sarà proprio semplicissimo.

IL NODO DEGLI INQUILINI
Inoltre c’è da definire la quota a carico degli inquilini: secondo la legge nazionale a loro tocca pagare un importo compreso tra il 10 e il 30 per cento del totale, ma l’esatta percentuale dovrà essere fissata proprio dalle amministrazioni comunali. Dunque in caso di mancata delibera sia i proprietari che gli inquilini sarebbero rimasti nell’incertezza sull’effettivo importo da versare.
Con il decreto legge sarà anche stabilito il nuovo termine per le delibere, successivo a quello del 23 maggio entro il quale i Comuni avrebbero dovuto provvedere. C’è ancora qualche giorno per mettersi in regola ma chi non lo avrà fatto entro quella data – come è quasi certo che accada ad esempio per Roma – potrà usufruire dello slittamento a settembre.

IL MESSAGGERO